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lunedì 5 maggio 2008

I picchiatori di Verona e il perdonismo dei genitori

Grande spazio, sopresa e indignazione al fattaccio di Verona. Un ragazzo, pestato a morte da cinque naziskin per il rifiuto di una sigaretta. Urla, grida di allarme e di vergogna. Una città intera si guarda allo specchio e dice di non riconoscersi. Una nazione si domanda da dove vengono questi pazzi scatenati? E pensare che non sono nemmeno rumeni! Circoli sportivi, club di ultras, sette sataniche e fanatici politici. I giornali fanno a gara ad andare a trovarli. Sono qui, nelle curve. No. Nei raduni. Non li avete visti quando si danno appountamento nei loro scellerati reave... ? Insomma, un bel giro di valzer con un solo obiettivo, quello di allontanarli il più possibile da noi, dalle nostre case, dai nostri tranquilli e pacifici week end di relax e benessere.

Ma questi e tutti gli altri ce l'avranno anche una famiglia! Dei genitori che se li ritrovano tra i coglioni giorno dopo giorno. Li vedono quando rientrano a casa, fatti e strafatti. Li lavano, li stirano e sopratutto ...li perdonano.
Eh si. Li perdonano, li giustificano, li proteggono e li mandano all'estero quando proprio l'hanno fatta grossa.
Parte da qui, o da qui arriva tutto questo malessere. Un malesserer condiviso, in verità. I figli che non sanno più perchè cazzo sono venuti al mondo. E i genitori che non capiscono perchè cazzo ce li hanno messi e se li ritrovano così, grandi e stupidi . E allora siccome a star male si fa fatica meglio far finta di niente. Dire che è tuttta colpa della società e del Verona calcio che sta andando malissimo in serie C e poi a chiedere scusa si fa sempre in tempo e si può anche sperare che qualcono perdoni.
E' il perdono che ormai governa, in verità. Tutto richiama e si richiama al perdono. Dove ti giri, giri. C'è qualcuno o qualcosa da perdonare. Quando intervistano un parente di una vittima di violenza o di un incdinete, di un intervento chirurgico andato male, di un sorpruso o di qualunque altra cosa, non manca mai la domanda sul perdono! Non importa se una vita è distrutta o se non c'è un cazzo da perdonare. Bisogna perdonare. E tutto fila di conseguenza. Chi stupra esce di galera, chi uccide lo stesso, chi ruba, spaccia o... sa che il perdono non si nega a nessuno.

Hanno guardato come un alieno il padre di quel giovane romano che ubriaco ha ucciso, investendole sulle strisce, le due irlandesi, perchè si è permesso di dire che suo filgio merita una punizione esemplare, grave e rigida, senza sconti. L'hanno guardato e si sono chiesti se quel giovane fosse davvero suo figlio.

L'altra sera ho assistito ad una scena raccapricciante. A una ragazza, avrà avuto si e no 16 anni, è stato negato l'accesso in una discoteca milanese. Il boyguard non la feceva entrare non solo perchè non aveva l'età per entrare, ma anche perchè era in pieno sballo. Alcool e qualche pasticca avevano fatto un lavoro con i fiocchi. Beh, la ragazza, fuori giri, sputava e aggrediva il buttafuori, che con una spinta l'ha fatta ruzzolare lungo il marciapiede. Urla e minacce. Dopo un pò è arrivato un taxi, scendono una signora in perfetto stile D&G con una specie di marito al seguito o la guinzaglio, fate voi. La ragazza è seduta sul marciapiede che piange e urla. La coppia made in Milan by night, invece di raccattarla e con vergogna sparire... per fare i conti a casa come si diceva una volta... aggredisce il buttafuori e con il cellulare la signora D&G chiama la polizia per fare immediata denuncia per maltrattamenti e violenza. Il poliziotto, non sapendo cosa fare, ed in evidente stato di imbarazzo, invita la coppia D&G a calmarsi, tentando di spiegare che se insisteva avrebbe dovuto fermare anche la figlia, che in quello stato forse non avrebbe vinto la prossima selzione delle Veline. Non c'è stato niente da fare.

Dite poca cosa di fronte alla violenza dei naziskin. Vero, ma se al primo tatuaggio nazi, o al primo fermo per rissa e violenza... il genitore di questo valoroso "fsv" gli avesse, come minimo e senza strafare, ritirato la Diners Gold, forse avrebbe evitato oggi di dire che "preferisco essere il padre della vittima". Non vi pare!!!???

mercoledì 4 aprile 2007

Arriva il bilancino per i giornalisti

La commissione Giustizia della Camera sta completando l'esame del ddl Mastella. Tra tutte le questioni che si stanno definendo quella che sembra stia concentrando l’attenzione dei parlamentari in commissione è senza alcun dubbio il provvedimento che dovrebbe “governare” la cd libertà di pubblicazione di stralci di intercettazioni. Le posizioni dei due schieramenti sono molto distanti tra di loro. Da una parte , il CentroSinistra vorrebbe applicare una sanzione che prevede l’ arresto fino a un mese o multa di 258 euro per chi pubblica atti che pur non essendo coperti dal segreto istruttorio, sono comunque documenti utili al processo e nella fattispecie possono essere rappresentati da stralci di intercettazioni telefoniche o ambientali o documenti sequestrati . AN e FI invece vorrebbero infierire contro i giornalisti rei di lesa pubblicazione di informazioni sensibili con una pena detentiva fino ad un anno e o un'ammenda ben più salata: da 250mila fino a 500mila euro.
Pieno accordo tra le parti sembra esserci per quel che riguarda le intercettazioni illecite e per quelle lecite. Con le nuove norme i giornalisti rischiano da 1 a 3 anni di carcere per la 'visione abusiva' di atti coperti da segreto istruttorio e da 6 mesi a 4 anni per attività di dossieraggio o pubblicazione. Se a commettere questo reato è, invece, un magistrato, la pena si fa più pesante: da 1 a 5 anni di carcere. Per quel che riguarda invece le intercettazioni lecite, il testo prevede una pena detentiva da 6 mesi a 3 anni se il reato è di violazione del segreto del procedimento penale. Carcere fino a un anno, invece, se il reato è quello di pubblicazione colposa.
Non c’è dubbio che si tratta di un vero e proprio giro di vite. A mio giudizio esagerato che minaccia quel diritto di cronaca che dovrebbe governare la responsabilità e al deontologia professionale dei giornalisti. Il caso Vallettopoli ha acuito la sensibilità politica. Ma la necessità di un intervento regolatore non sorprende nessuno. Troppe volte la corsa allo scoop ha esercitato forme di persecuzione e di invadenza insostenibili e non solo nei confronti di VIP o politici. I processi mediatici sono un’aberrazione sociale e civile che ha lasciato ferite insanabili. Allo stesso tempo però non si può assistere a questa forma di democrazia commissariata, in cui è il bilancino delle sanzioni a stabilire la cifra di informazione che si può diffondere. Questo nuovo provvedimento all’esame della Commissione ci dice anche che questo paese non ha ancora la maturità necessaria al rispetto delle elementari norme di responsabilità civile e professionale di ciascuno di noi. Siamo noi giornalisti, giudici, medici, avvocati , politici o quant’altri in grado di esercitare influenza sulle altrui libertà.

giovedì 29 marzo 2007

Come siamo caduti in basso

La pubblicazione sul mensile Rcs OK Salute del servizio fotografico che ritrae Veronica Lario , la moglie di Berlusconi, in topless, fatto nel marzo del 1980 durante la rappresentazione de “Il magnifico cornuto”, in scena al teatro Manzoni di Milano è davvero il punto più basso che ha raggiunto questa morbosa quanto stupida corsa al sensazionalismo gossipparo.
Che senso ha pubblicare foto di 27 anni fa? Che straordinaria notizia è vedere il topless di un’attrice che recita a teatro? .”Fotografie mai viste prima”, sottolinea Paolo Pietroni, direttore del mensile che vanta il prof. Umberto Veronesi come sponsor e tutor della rivista.
E allora? Scommetto che se va in soffitta a casa sua chissà quante ne trova di foto mai viste prima . Con i nostro potenti mezzi ne abbiamo trovata una che lo ritrae in atteggiamento davvero scabroso. Foto che Pietroni, nonostante ci abbia provato, non è riuscito a togliere dalla circolazione. Non possiamo non pubblicarla.
Scusate ma non c’è proprio fine alla stupidità e alla meschinità.

mercoledì 28 marzo 2007

Casini punta in alto...

All'indomani dall'approvazione al Senato del provvedimento per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, votato dalla maggioranza e dall'Udc, Pier Ferdinando Casini, al termine di un ufficio politico convocato per definire come muoversi dopo il traumatico voto di ieri, ha chiesto di poter incontrare il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano. Obiettivo di Casini & C è quello di suggerire al Presidente l’avvio delle consultazioni per la nascita di un Governo di salute pubblica. L’UDC ritiene che il governo Prodi è un governo che ha esaurito il suo ruolo e non può contare sulla maggioranza in Senato – non ha, dicono i centristi, i richiesti 158 voti. Per cui non è più legittimato a governare. Vada a casa!
La richiesta di incontro, promosso autonomamente dall'UDC, sembra aver spiazzato la CDL. Le reazioni sono tutti improntate più che altro al risentimento e denunciano una fuga in avanti che di fatto allontana sempre più l’UDC dai suoi ex alleati. Fin qui la cronaca politica su cui nei prossimi giorni ci allieterà il teatrino delle reciproche ripicche mediatiche.
Ma a guardarci bene c’è dell’altro. L'allungo di Casini è di quelli che non prevedono possibilità di marcia indietro. Se qualcuno aveva avuto dubbi sul fatto che Casini non aveva più intenzione di lasciare a Berlusconi la leadership dell’opposizione. E’ servito. Il bolognese corre da solo. E a nulla valgono i distinguo di Giovanardi o le frenate di Buttiglione. Pier Ferdinando la spallata vuole darla. Non a Prodi ma a Berlusconi. Non sa se riuscirà a resistere al contraccolpo. Ma da buon democristiano, non tanto ex come ama definirsi, si è anche costruito una via di fuga o se volete un ulteriore azzardo. Quella/o di battitore libero che con la scusa di essersi accreditato come politico responsabile e tutto sommato coerente ha in realtà un chiaro obiettivo. Convincere o costringere il centrosinistra a dare corso ad una riforma elettorale che dovrà premiare il centro “variabile”. E’ qui che Casini si gioca molto del suo prossimo futuro. E’ qui che Casini non può sbagliare.
Un dato generale che comunque emerge e fa pensare a scenari vicini alla fantapolitica ci dice che mai come in questo periodo nella politica italiana si è assistito a questa caotica indecisione. Tutto gira come un vortice impazzito e condizionato dalla volatilità delle posizioni. Tra nuovi partiti e possibili federazioni, tra scissioni e transfughi, tra dissidenti e disobbedienti, tra indecisi e frustrati tutto sembra possibile. E all’orizzonte si intravede, tra cortei pro e manifestazioni contro, ricatti e gossip, fischi e contestazioni, una pericolosa “marmellata” di populismo demagogico che rischia di coprire tutto e tutti.

martedì 27 marzo 2007

Finanziare i partiti. E' ora di ripensarci

Il lungo articolo sull'Unità del tesoriere dei DS, Ugo Sposetti, sulla necessità di tornare al finanziamento pubblico dei partiti, molto probabilmente non ha incontrato grande attenzione e soprattutto non ha trovato fin qui commenti. Mi permetto quindi di arrogarmi il diritto di farlo e tornare su quanto Sposetti ha voluto senza remore ribadire con chiarezza. Il tesoriere dei DS scrive che è necessario innazitutto levare il velo di ipocrisia che governa l'attuale normativa, frutto del referendum abrogativo della legge sui finanziamenti ai partiti del 1993, sui rimborsi elettorali. Sposetti fa notare e con lui la Corte dei conti che questi "rimborsi" sono in realtà veri finanziamenti pubblici. Alcuni evidenti dati relativi alle ultime elezioni europee rivelano che i partiti hanno incassato dallo Stato molto ma molto di più di quanto hanno in realtà speso (249 milioni di euro incassati contro gli 89 spesi). Continuare a far finta di niente è non solo offensivo ma anche stupido. Quindi. La politica ha bisogno dei finanziamenti pubblici. Non c'è via d'uscita. Raccontarci la favola che i partiti devono vivere dei contributi dei propri iscritti e delle trattenute sugli stipendi degli eletti è fare dispetto all'intelligenza di noi italiani. Sposetti dice che senza finanziamento pubblico si rischia di "lasciare spazio a persone o gruppi dotati di una forte disponibilità finanziaria o mediatica", con il risultato di negare la democrazia e il suo oggettivo sviluppo. Sposetti ha ragione! Il costo della politica è un dovere di uno stato civile e democratico. E' quindi una questione attuale che va affrontata e risolta. Con limpidezza e soprattutto con chiarezza. Chi come Ldv o i radicali bloccano ogni soluzione possibile ( l'ultima è la proposta dello stesso Sposetti che con Boato avevano suggerito la nascita di Fondazioni di partiti per beneficiare dei contributi pubblici) non può "gridare " al ladro e richiedere a gran voce i "rimborsi elettorali". Non vi è dubbio che l'esperienza di Mani pulite e dei tanti piccoli e grandi scandali sui finanziamenti occulti alla politica che abbiamo intravisto e seguito in giro per l'Europa e non solo, non ci permettono di essere particolarmente disponibili a rivedere l'esito di quel referendum del '93. Resta, però, il fatto che se questo paese non vuole delegare la sua podestà ai tycoon dell'economia, ai concessionari di stato e/o ai rider della finanza deve risolvere e presto questo problema. Continuare ad essere presi in giro con il gioco delle tre carte, chiamando rimborso quello che è puro finanziamento non è degno di un paese civile. Che dite?

sabato 24 marzo 2007

Peppone e Don Camillo sbarcano in Sicilia

La denuncia per danni "patrimoniali e morali" dell'europarlamentare DS Claudio Fava all'editore-direttore del quotidiano la Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, reo di aver disposto ai giornalisti della "sua" testata" di non pubblicare mai e per alcun motivo il nome dell'europarlamentare merita un commento. Fava parla di "censura chirurgica" ai danni delle sue iniziative parlamentari, non permettendo ai suoi elettori di essere informati su queste attività. Un danno non solo morale ma anche materiale, visto che per Fava lavora una nutrita segreteria, chiamata a gestire e alimentare il "consenso" all'euroOn.
Da parte suo Ciancio Sanfilippo, l'uomo che comanda a Catania, risponde a muso duro. " La decisione è mia. Fava parla male di me. Non perde occasione per insultarmi. E io non lo pubblico." Insomma, nessuna censura e nemmeno attentanto alla libertà di stampa, solo una questione "molto personale" tra due catanesi che come si dice da quelle parti "non si sono presi di carattere". Come era prevedibile fioccano i commenti. Anna Finocchiaro e i DS , parlano di "inaccettabile monopolio dell'informazione", grida manzoniane che lasciano impertubabile l'editore-direttore . La querelle tutta catanese ci riporta con un sorriso malizioso un pò ai dispetti tra Peppone e don Camillo.

Verso il Partito Democratico

"Andiamo avanti verso il Partito Democratico tra scandali tessere, fine della spinta riformatrice liberal, pulsioni neoclericali e rilancio dell'identità popolare".
Su Europa, giornale della Margherita

venerdì 23 marzo 2007

Letizia Moratti e il poliziotto Rick Deckard

A Milano fervono i preparativi per la manifestazione per la Sicurezza promossa dal sindaco Letizia Moratti. I numerosi rappresentanti dei mille comitati spontanei che hanno dato vita al comitato organizzatore scalpitano e sgomitato per un posto in prima fila sul palco. Confermata la presenza di Silvio Berlusconi, qui in veste di Consigliere Comunale che sostiene l'iniziativa del "suo "sindaco, e di molti rapprenentanti della CDL e della Lega, pronti a far sfilare le loro camicie verdi. In giro per la provincia manifestazioni parallele, fanno un pò da prova all'italiana. Un proliferare di piccole manifestazioni che non ha risparmiato nemmeno i quartieri e le vie del centro della città. Milano è in mano alla criminalità. La città reagisce. Il sindaco chiama a raccolta i cittadini. Vogliamo 500 poliziotti in più. Basta violenza, degrado, prostituzione, spaccio, rapine nei negozi e nelle botteghe. Basta violenze sulle donne e sui bambini. Tutto condito in salsa antigovernativa. A nulla sono valse le raccomandazioni che hanno invitato il sindaco Moratti a moderare i toni e non eccedere nell'allarmismo che sono giunte dalle organizzazioni di solidarietà della città e soprattutto dalla Curia milanese. Cosi fioccano le critiche e le polemiche. Dalle più ferocci " Il sindaco fa la manifestazione perché così vogliono la CdL e Berlusconi", alle più politiche " il sindaco nasconde le sue responsabilità in modo strumentale dietro i disagi reali prodotti dal degrado e dall'illegalità". Fino al sdarcasmo "C'è un clima da rivoluzione culturale". E via sparlando. Ma un dato oggettivo emerge. Milano è una città che non riesce a dominare le sue contraddizioni. Soprattutto non riesce a rinnovare le sue aspirazioni e le sue speranze. Ecco allora che si rifugia nei suoi peggiori istinti. Vive di pancia le sue difficoltà - che sono poi le stesse di quasi tuttte le metropoli del mondo. Ma le manifestazioni servono solo ad esagitare gli animi. Favorendo fenomeni come l'autogiustizialismo, le ronde verdi, la caccia al diverso, la fuga dalla città e soprattutto la convinzione che la città ha bisogno di blade runner. I problemi sono reali, non vi è dubbio, ma vanno affrontati con decisione e con saggia amministrazione . Cominiciando ad illuminare le strade di notte, ridando storia e spessore alla periferia animandone i sobborghi con vita sociale e culturale. Trovando risorse ed energie per lottare contro la costituzione spontanea dei ghetti etnici. Favorendo e sostenendo l'artiginato culturale e sociale. Investendp sui giovani e sulle loro aspirazioni. Regalando sorrisi e colori alle nostre inquetudini.
Mrs. Moratti chieda consiglio a Tony Blair o al sindaco di Londra o se non vuole avere niente a che fare con la sinistra provi con quello di Berlino o con quel santo uomo di Bloomberg a New York.
Un consiglio in più, con sincera ammirazione e deferenza: per favore non si faccia consigliare dall'ormai mitico fustigatore delle altrui nefandezze, PierGianni Prosperini.

Il disappunto USA, un atto dovuto!

È scontro aperto tra maggioranza e opposizione dopo il disappunto manifestato dal Dipartimento Usa sulle trattative del governo italiano che ha portato alla liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Uno scontro che preannuncia tempesta in vista dell’approvazione al Senato del decreto di rifinanziamento alle missini internazionali. Fausto Bertinotti, che anche da presidente della Camera non molla il megafono della sinistra estrema si convince che : « La trattativa è stata fatta utilizzando legittimamente e coerentemente tutte le forze ufficiali e informali, dentro un progetto guidato dal governo». Gli fa eco il leader dei Ds, Piero Fassino che sottolinea il fatto che «in Afghanistan ci siamo posti l’obiettivo di liberare Mastrogiacomo senza mettere minimamente in discussione il nostro impegno al fianco degli Stati Uniti». Ma dall’opposizione Gianfranco Fini, fa notare che aver trattato con il feroce mullah Dadullah, concedendogli legittimità e notorietà, oltre che la liberazione di 5 terroristi talebani, ci ha regalato la «perdita di credibilità del governo in politica internazionale ». Berlusconi & C gridano allo scandalo per il colpo basso inferto agli amici americani e dichiarano di non essere più disposti a votare il rifinanziamento delle missioni a meno che non cambino le regole d’ingaggio – più aperte all’uso delle armi pesanti - dei nostri militari in Afghanistan.
Il Ministro degli Esteri con la sua proverbiale e fredda lucidità fa sapere che l’obiettivo era salvare una vita umana. Si è fatto. Le chiacchiere sono a zero. Aver voluto o dovuto far ricorso ad un organizzazione umanitaria, Emergency e al suo leader Gino Strada, i nervosismi del ministro della difesa Parisi e le incomprensioni del Dipartimento USA, non cambiano il successo dell’operazione.
Da qui la riflessione che per liberare un ostaggio bisogna trattare con chi lo ha sequestrato. Non c’è altra possibilità. E se si vuole liberarlo bisogna che le trattative abbiano quindi delle condizioni e delle concessioni. In altri casi si è usato il denaro. Tanto denaro – vedi le due Simone e la giornalista Giuliana Sgrena. L’Italia non è l’America. Per noi la vita umana ha un valore “superiore”. Quindi trattiamo e riportiamo a casa i nostri sequestrati. Quando non ci riusciamo come con Baldoni, tentiamo di rimuoverne il ricordo. Il rapimento fa parte della nostra cultura di popolo e ogni volta ne subiamo il tremendo contraccolpo psicologico. Ne abbiamo sofferto così tanto che ogni volta si riapre una drammatica ferita. Non abbiamo la forza di “negoziare”. Cediamo perché prima finisce meglio è.
Così hanno fatto i parenti dei sequestrati in Sardegna e in Calabria. Così ha fatto sempre lo Stato se escludiamo il sequestro dell’on. Aldo Moro– di cui ancora paghiamo un collettivo rimorso per non averlo liberato - ma ricordando Sossi, Cirillo, etc. .
Tutto questo il nostro Ministro degli Esteri lo sa bene. E non ha indugiato nelle rigide posizioni che gli venivano prospettate dai "negoziatori di professione". Mentre da più parti si fa notare che gli americani comunque non potevano non sapere. E che il disappunto ampiamente riferito e riportato – ed oggi così stupidamente strumentalizzato - fa forse parte della strategia complessiva concordata con Condy. Una forma di atto dovuto. Subito risolto da reciproche dichiarazioni di rinnovata fiducia e cooperazione.

mercoledì 21 marzo 2007

La "curiosità" di Sircana di vedere l'effetto che fa

Le foto maledette di Silvio Sircana, portavoce del governo, sono state pubblicate. Con la loro pubblicazione arrivano, con forse un po’ di ritardo, le spiegazioni: "Un momento di stupida curiosità", “se di qualcuno sono stato vittima, sono stato vittima esclusivamente di me stesso. Io so quello che ho pensato e fatto, ma, soprattutto - ed è quello che conta - so quello che non ho fatto", ha scritto in un articolo pubblicato sulla Stampa di Torino, Sircana.
Così le 'foto dello scandalo', ovvero quelle che lo ritraggono mentre dalla sua auto ferma sembra conversare con un transessuale hanno finito di costruire il mostro. A vederle bene, niente di strano. Si direbbe. In fondo, ognuno di noi è stato qualche volta colto dalla forte curiosità di “fare quattro chiacchiere con un trans”, per vedere da vicino l'effetto che fa. Chi a gran voce chiede le dimissioni o una gogna morale si chieda, al di là di una facile e possibile strumentalizzazione, che paese è mai questo che vive e si nutre avidamente di chiacchiere, illazioni e pettegolezzi.
Qualcuno dice che Sircana non è più credibile. Mi chiedo se la credibilità del portavoce del governo debba passare dalle sue frequentazioni notturne o come dice lui dalle sue “curiosità”. La storia di questo paese e la storia del mondo - vogliamo farne l'elenco ? - sono piene di personaggi politici e non che non sono riusciti a resistere alle loro “curiosità”. Non per questo non hanno fatto bene il loro dovere.
Quello che invece a mio giudizio va in qualche modo stigmatizzato è il feroce accanimento verbale e morale a cui è stato sottoposto Maurizio Belpietro. Questo sì, segna un passaggio che va in qualche modo sottolineato. Non solo per le prevedibilizi obiezioni sulla liberatà di stampa ma, soprattutto sull'ipocrisia che accompagna ogni volta la pubblicazione di notizie scottanti o se volete destabilizzanti. Il Direttore del “Giornale” ha fatto quello che un giornalista deve sempre fare. Ha pubblicato una notizia. Dovrebbero essere i suoi lettori a stabilire se la notizia ha un senso. Possibile che anche qui ci debba essere qualcuno che decide cosa un giornale possa pubblicare e cosa no? Belpietro ha fatto una scelta che altri suoi colleghi non hanno fatto. Se c’era qualcosa di illegale, il codice civile lo perseguirà, se c’era qualcosa di immorale, lo farà la sua coscienza, se c’era qualcosa di sbagliato, saranno i suoi lettori a penalizzarlo.
Per finire una piccola nota sul transessuale che viene ripreso dalla foto. Qualcuno si è chiesto se la pubblicazione della foto non lede il suo diritto alla riservatezza? O il fatto che sia un trans non lo protegge come persona?
Prodi e il Governo fanno bene a non entrare più nel merito della faccenda, dopo aver rinnovato la fiducia al portavoce. Forse Silvio Sircana qualche spiegazione la deve, ma non certo a chi legge i giornali o li scrive.

lunedì 19 marzo 2007

Il rimborso dell'IVA sulle auto... un miraggio o un imbroglio?

Il Governo, in piena Finanziaria, dopo la condanna della Corte Ue, aveva dovuto stanziare oltre 17 miliardi di euro per rimborsarne quattro annualità ma l’operazione rimborsi IVA sull’auto sta diventando un vero e proprio imbroglio. Manca ormai meno di un mese dal 16 aprile, termine per la presentazione dell'istanza di rimborso dell'imposta non detratta e le imprese, i lavoratori autonomi e i consulenti non sanno ancora come regolarsi. Il gioco dell’oca che il Governo ha istituito per restituire l’IVA ha un sapore di beffa, organizzata. Al punto che come rivela il Sole 24Ore sono molti a “rinunciare al rimborso, accusando il ministero dell'Economia di aver volutamente escogitato un sistema così diabolico da indurre i potenziali interessati a desistere”.

Tutto questo mentre ha preso attivazione il nuovo regime fiscale sui veicoli aziendali che prevede che i costi delle auto aziendali siano ora completamente indeducibili, anche quelli che si riferiscono alle auto concesse in uso ai dipendenti.

Cesare Battisti e la "giurisprudenza Mitterand"

L'ex terrorista Cesare Battisti è stato arrestato in un albergo di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile. Era latitante dal 2004, quando si dileguò da Parigi - dove si era rifugiato dal 1990, rifatto una vita da scrittore di gialli polizieschi, sposato e messo al mondo due figlie - all’indomani della notizia che il presidente Chirac aveva dato il suo via libera alla richiesta di estradizione proveniente dall’Italia.
Ex leader del Proletari armati per il comunismo (Pac), Battisti era stato condannato definitivamente due volte all'ergastolo per l’omicidio del igioielliere Torreggiani, - durante il tentativo di rapina veniva ferito anche il figlio del gioielliere , oggi paraplegico, - per l'omicidio di un maresciallo degli agenti di custodia di Udine e di un agente della Digos e di militante del MSI durante un’irruzione in una sede di quel partito a Mestre.
L’annuncio dell’arresto è stato salutato da commenti contrastanti. Dall’Italia Prodi e Amato si sono congratulati con le forze dell'ordine per l’operazione. Dalla Francia invece giungono segnali di solidarietà e di mobiliatazione. In prima linea il filosofo Bernard-Henri Levy, che si fa promotore di una campagna affinché il nuovo presidente della Repubblica - "chiunque sia" – si opponga "a questa estradizione rispettando la parola data a suo tempo da Mitterrand a nome di tutta la Francia". Al filosofo fanno eco l'ex premier francese Pierre Mauroy che la vedova di Mitterrand con registi, attori, cantanti, scrittori e filosofi ricordano che il Comune di Parigi lo aveva posto "sotto la protezione della città", dopo che Battisti aveva formalmente abbandonato la lotta armata. A fare da controcanto alle esternazioni francesi non poteva mancare la voce di Oreste Scalzone che si è detto angosciato dalla notizia ma anche convinto che mai si otterra' per lui l'estradizione dal Brasile, visto che è un paese che non ha un trattato che la preveda.
Il caso di Cesare Battisti riapre una questione che questo paese deve in qualche modo risolvere. A oltre trent’anni dagli anni di piombo e dopo che molti esponenti del terrorismo, rosso o nero, hanno dato un taglio alla lotta armata e alla violenza, ricostruendosi una vita e riprendendo un percorso di socializzazione, ha ancora senso mantenere inalterati i profili di reato di cui si sono resi responsabili, anche se non hanno completato il percorso penitenziario a cui sono stati condananti? Che senso ha ancora la cosiddetta “giurisprudenza Mitterand” secondo la quale la Francia avrebbe dovuto accogliere e proteggere gli ex partecipanti a movimenti di estrema sinistra che hanno rinunciato alla violenza? Questo nostro paese è pronto ad un’amnistia per fatti di terrorismo? Infine come leggere le accorate proteste dei familiari delle vittime che non riescono più ad accettare di vedere ex terroristi diventare protagonisti – omaggiati e riveriti - di dibattiti e di talk show televisivi?
Io credo che a queste domande si dovrà dare una risposta chiara e assoluta. Il terrorismo non può essere amnistiato, ma tanto meno si può accettare che chi ha vissuto questa esperienza non debba trovare la possibilità di riconquistare una nuova vita. Partiamo da qui.

domenica 18 marzo 2007

Un chirurgo miserabile

Le accuse che alcuni pazienti hanno rivolto al prof. Edoardo Austoni, primario di urologia e andrologia e docente universitario di fama internazionale, ferito lo scorso novembre nel centro di Milano, sono davvero abominevoli. A leggere quello che i tanti pazienti raccontano ne esce il profilo di un uomo miserabile che, senza scrupolo e senza pietà, traeva vantaggio dalla paura di morire dei suoi pazienti.
Soldi in cambio della possibilita' di ottenere interventi chirurgici piu' rapidi o cure praticate dal Servizio sanitario nazionale.
Quale peggiore nefandezza può esserci dall’esercitare il ricatto più vile che agisce sulla vita e la morte di qualcuno? A leggere le testimonianza vengono i brividi. Una infamia che i dieci colpi di pistola che sono echeggiati nell’androne della clinica e nella fiammante Porche del professore volevano , forse, vendicare. Un’infamia che chiama alle proprie responsabilità anche tutti coloro che sapevano. Ed erano in tanti. Perché queste cose, anche se si tenta di nasconderle, hanno un olezzo tremendo. Un feto di fogna che non può non aver sentito chi viveva, lavorava o “veleggiava” nella baia di Portofino con il miserabile chirurgo.

sabato 17 marzo 2007

Tutte le vallettopoli del mondo

Tra qualche giorno il polverone che si è alzato sulle vicende di "Vallettopoli" , con tutte le sue idiozie, le sue miserie, le sue povertà e i suoi insopportabili moralismi, si disperderà. A qualcuno resterà un piccolo marchio. Ma come si fa in questi casi, si agiterà e con una scrollatina di spalle si libererà di quel pò di fango che lo ha imbrattato e ..ricomincerà a vivere.
Una vicenda che non lascerà segni indelebili se non qualche toccatina di gomito all'incontro o qualche sagace battutina allo scontro. Déjà vu! Tra un anno o forse più, un altro pm di una piccola procura del paese, tornerà a raccontarci un'altra storia di ordinaria stupidità o di eccezionale banalità.
Questa vallettopoli, come le altre vallettopoli di questo paese e di tutti i paesi continua dirci una sempre stessa cosa. Siamo figli e padroni della vita degli altri. Orecchiando, molestando, guardando, con curiosità e malizia, con risentimento e paura. In fondo volendo a tutti costi vivere la vita degli altri. A tal punto che siamo disposti a pagare perche qualcuno ce la racconti. Ma a noi piace che la storia sia piena di difetti, di segreti svelati e di caducità morale, quella fisica ci da noia e fastidio.
Paghiamo per scandalizzarci e per indignarci. Perchè le povere nostre vite possano apparire migliori di quelle che sono. Paghiamo per avere il diritto di credere che la diversità delle nostre occasioni - vinte operdute- sia invece altra cosa dalla disponibilità a negarsi, a vendersi, a darsi.
Corona e i suoi hanno fatto quello che tutti gli abbiamo chiesto. Si sono sporcati le mani, hanno agito con malvagità, con criminalità e con spregiudicatezza. Ma glielo abbiamo chiesto noi di farlo. Abbiamo fatto leva sulla loro voglia di far soldi, senza scrupoli, sulla loro stupidità che li attanaglia in Costa Smeralda o sull'ultimo modello di Bentley. Altrimenti come avrebbe potuto ricattare i nostri piccoli o grandi oggetti del desiderio? La pubblicazione delle loro foto, spinte, imbarazzanti, sconvolgenti, immorali sono in realtà il gioco del giudizio che ci eccita. Scoprirli in difetto o in balia delle loro miserie, ci fa sentire giudici inesorabili e ingiusti di un successo immeritato o di una ricchezza immotivata. Questa vallettopoli e tutte le vallettopoli del mondo continuano a dirci, in verità, che la gente come Corona, Mora e compagnia cantando, se non ci sono bisogna invertarli. E state tranquili che non smetteremo di inventarli. Per il nostro barbaro, insensato e incontrollato desiderio di sentirci migliori di come siamo. Al diavolo, tutto il resto.

Arriva il partito di Montezemolo

La notizia tra il gossip e l’indiscrezione l’ha lanciata, qualche giorno fa, Pasquale Laurito, proprietario-direttore di Velina Rossa, l'agenzia di stampa che si dice sia molto vicina, anzi ispirata da Massimo D’Alema. Notizia che è rimbalzata come una pallina avvelenata tra i corridoi di Montecitorio, per essere in qualche modo poi ripresa da news on line, fino a dover essere smentita direttamente dall’interessato. Anche se tutti fanno notare, che lo ha fatto a bocca chiusa, come il coro della Butterfly, di cui si dice sia un grande estimatore. Di cosa si sta parlando? Ma del futuro politico di Luca Cordero di Montezemolo. Sembra - e la Velina Rossa a questo sembra fa seguire , non tanto - che l’attuale presidente di Confindustria, pronto a lasciare, si dice anche anzitempo, per forti incomprensioni con i suoi associati più rilevanti, la carica di leader degli imprenditori, si stia dando molto da fare per dare vita ad un movimento politico, vicino per simpatie e convinzioni a Pier Ferdinando Casini e alla sua UDC.
Sembra che Montezemolo si stia anche muovendo per creare una lobbying istituto-parlamentare in grado di esercitare una forte pressione per favorire un veloce percorso alla definizione della nuova legge elettorale. Obiettivo: arrivare senza indugi all’assunzione del modello tedesco con uno sbarramento sotto il 5% e senza premio di maggiornaza. Come si sa una legge sifatta favorirebbe le aspettative di Casini %C e garantirebbe al centro di diventare l'ago della bilancia, alleandosi di volta in volta con un polo o con l'altro, restando sempre al potere. Ma il progetto è più ampio. Sembra che le mire dei due nuovi gemelli di centro - qualcuno li ha battezzati i nuovi "Gemelli diversi" - siano davvero convergenti. Montezemolo punta dritto a Palazzo Chigi o se proprio non ci riuscisse, si accontenterebbe del Dicastero dell'Economia; Casini guarda un po’ più su, ambirebbe il Colle. Nei vicoli intorno a piazzale Chigi o a piazza S.Silvestro a Roma, tutto questo non viene considerata una barzelletta. C’è chi giura che è tutto vero. Si parla anche di incarichi a sondaggisti e ad agenzia di comunicazione. Nei tavolini dei bar in piazza San Lorenzo in Lucina passano di mano fogli con grafici e percentuali. Sguardi allibiti e increduli commentano dati che sembrano venire da Marte. “ E’ possibile che possa arrivare, addirittura, a superare il 10% e raggiungere addirittura il 15%” , si sente dire tra un tramezzino e un caffè. Pasquale Laurito, fa il sorrisetto di chi la sa lunga e ricorda agli increduli onorevoli, portaborse e curiosi che fanno capanello al bar della piazza che LCdMontezemolo non va assolutamente sottovalutato. I suoi agganci internazionali di uomo di successo e soprattutto la sua straordinaria capacità di far credere, al mondo e agli italiani, di essere capace a fare quello che poi gli altri fanno per lui – leggi Marchionne/FIAT - sono uno specchietto irresistibile per i fans di Mastella, per gli scontenti del neo-nascente partito democratico –che ancora non c’è e già perde pezzi per strada - , per gli ex popolari della Margherita, e soprattutto per quelli di FI e di AN che non ci credono proprio alla federazione della CdL .

venerdì 16 marzo 2007

Non nel mio giardino

La decisione della giunta del Molise di dare parere negativo alla realizzazione della prima centrale eolica offshore d'Italia, un progetto per un parco di 54 pale alte tra i 60 e gli 80 metri da far sorgere in pieno Adriatico, a circa tre chilometri dalla costa tra Vasto e Termoli, ci richiama alla realtà.
Ad una strana e bizzarra realtà. In cui si assiste ad una sorta di schizofrenia latente. Da una parte, i numerosi, quanto a questo punto inutili, convegni e interventi, promossi, nelle più disparate sedi, dalla miriade di organizzazioni che promuovono fonti di energia sostenibile ed alternativa - forti del sostegno dei Governi e dei piani europei che vincolano i paesi membri EU di quote di produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili - che salutano con entusiasmo questa svolta storica verso uno sviluppo sostenibile. Dall’altra, nel quotidiano e nel particolare , con sempre maggior evidenza e ripetitività, questo fenomeno di assoluto rigetto, che dopo tanti episodi in Italia e nel mondo, si è visto riconosciuto anche un nome : “not in my back yard”, che in italiano suona “non nel mio giardino”, come sindrome che si oppone all’insediamento territoriale di impianti e infrastrutture.
Il caso Molise ha suscitato vivaci polemiche da parte delle organizzazioni ambientaliste che avevano visto nell’insediamento eolico, il primo vero cambio di strategia della politica energetica italiana, tra l’altro anche il primo intervento che contribuirebbe realmente alla lotta ai mutamenti climatici e all'adeguamento agli obiettivi di Kyoto. Ma tant’è che il presidente della Regione Michele Iorio (FI), sulla scia delle proteste dei sindaci della zona, degli operatori turistici che vedono minacciata la costa e l’appeal turistico paesaggistico del golfo e del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, molisano DOC, ha bocciato il progettoQuesto in fondo è l’ultimo No di una lunga serie. Certo non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ci sono No che hanno un peso diverso, diciamo un No più ambientalista, altri No più pacifisti, altri ancora più economici. Ma sempre di no si tratta. E sono No che partono tutti da un assioma che non solo infastidisce ma mantiene in qualche modo questo paese in perenne e costante ritardo. L’assioma è questo: Questi insediamenti, queste infrastrutture sono necessarie. Più che necessarie, assolutamente irrinunciabili…. I rifiuti ci stanno sommergendo, le fonti energetiche si stanno esaurendo e le vecchie costano troppo, i trasporti sono al collasso, il paese intero non si muove più, il clima è impazzito, etc… Occorre far presto e farlo in fretta. Ma non qui a casa mia. Come uscirne è il vero grande problema che questo paese deve risolvere. Non bastano certo i referendum o il coinvolgimento delle popolazioni. Che dite?

martedì 13 marzo 2007

Onorevoli colleghi, basta coca!

La proposta di legge, presentata da Pier Ferdinando Casini e firmata da diverse decine di deputati dei due schieramenti per istituire un test per i parlamentari per accertare l'uso di sostanze stupefacenti sta riscuotendo un certo successo. Alla proposta hanno aderito, oltre all'Udc, diversi deputati di An, di Forza Italia, dell’italia dei valori , dell’ Udeur, dell’ Ulivo e persino un rappresentante dei Verdi. “ Il fenomeno della droga”, dice Casini, “è ormai fuori controllo che gode purtroppo di troppe subalternità e forse di complicità. La droga è diffusa nei salotti bene, nel mondo dello spettacolo e dei professionisti e probabilmente anche nel mondo della politica. Spetta alla politica fare il primo passo e dare l’esempio”.
Iniziativa coraggiosa che non mancherà di suscitare le stesse polemiche che sta suscitando la proposta di Amato di fare i test agli studenti dopo un esame. Polemiche che coinvolgono la privacy. Questo paese e i suoi politicanti sono davvero strani. A volte non si capisce come, ma scoprono l’acqua calda e gridano “eureka”. Ma dove vivevamo fino all’altro ieri il Ministro dell’Interno e l’ex presidente della Camera? Immagino che non vadano in giro la notte e meno che meno frequentino discoteche. A loro hanno raccontato che i “drogati” stanno solo in periferia, sono emarginati o soffrono di disturbi sociali. Hanno di certo visitato qualche centro di recupero o hanno visto qualche puntata di Annozero dedicata a Scampia o ai quartieri degradati di Padova o di Torino, per farsi un’idea sul fenomeno della tossicodipendenza. La denuncia delle “Iene” li ha trovati un pò distratti. Ma solo per un attimo perché “adesso la credibilità della politica passa da una lotta alla droga senza quartiere”. Senza se e senza ma, dunque!

Mr. Putin, ci deve una risposta

E' giunto in Italia il presidente russo Vladimir Putin. Nella sua agenda moltissimi incontri politici e commerciali. Putin vedrà per la prima volta Papa Ratzinger, poi il capo dello Stato e infine Prodi e alcuni ministri a Bari. Un programma ricco che vuole rilanciare le "eccellenti" relazioni politico-economiche tra i due paesi. L'interscambio commerciale tra i due Paesi ha superato il volume record di 21 miliardi di euro. Un partner importante. Anzi sempre più importante come primo Paese produttore di gas e petrolio al mondo è un attore imprescindibile della sicurezza energetica a livello globale. Forte di questa sua peculiarità Putin anche in Italia non permetterà a nessuno di coinvolgerlo in imbarazzanti questioni. Per esempio sulla Cecenia o sui diritti umani. Argomenti ancora al centro delle perplessità che accompagnano il suo operato.

Ma qualcuno per favore chieda a Vladimir Vladimirovic Putin, se non spiegazioni, almeno come "pensa di arginare" la mattanza dei giornalisti russi. Putin sa bene che la Russia , oltre ad essere il paese con i giacimenti di gas più ricchi del mondo, è anche il paese europeo che vanta il triste primato del maggior numero di giornalisti uccisi.

Prodi da Mentana ... perchè nuora intenda

Che ci è andato a fare Prodi da Mentana? E’ la domanda che stamattina serpeggia tra le pagine di molti giornali. Erano 11 anni che il leader dell'Ulivo non faceva visita agli studi Mediaset. Ha scelto una giornata particolare? Sarà un caso ma ha scelto l’avvio dei suoi colloqui per definire una proposta condivisa di riforma elettorale.
“Una serata di valore istituzionale-politico, importante per Mediaset in cui l'ultima cosa che contava erano gli ascolti": ha commentato Enrico Mentana. Ad attenderlo fuori dagli studi del Palatino il presidente di Mediaset, Confalonieri , il direttore del TG5 Rossella e un centinaio di giornalisti, convocati dai due uffici stampa quelli del premier e quelli di Canale 5. Allora, che ci è andato a fare, in casa del suo nemico? A invitarlo a discutere serenamente sulla nuova legge elettorale? Invito prontamente rifiutato. Per mettere fine ad un ostracismo che non fa bene alla politica? Le dichiarazioni della CDL, solo pochi minuti dopo, sono stati davvero pesanti. Qualcuno, tipo Bondi, ha mandato subito a dire che il bastone e la carota non sono apprezzati in via dell’anima. Allora che ci è andato a fare? Non certo a dire come ha detto che il paese ce la può fare. Lo dicono i conti di Padoa Schioppa. O che il suo governo è il migliore possibile con questa maggioranza? Lo sanno anche i muri. Allora uno pensa che il premier sia andato da Mentana per mandare un messaggio a coloro che lo stanno tenendo sulla graticola e lo minacciano, adesso in segreto, di sfiduciarlo appena si muove, palesemente non possono più farlo, dopo la magra figura della sfiducia al Senato. Il messaggio ai “resistenti” è chiaro. Ci metto poco a mettermi d’accordo con Berlusconi. Sulla legge elettorale in fondo abbiamo lo stesso interesse, allungare i tempi, mentre facciamo finta di litigare, fino al referendum per trasformare il bipolarismo in bipartitismo e tarpare così le ali ai piccoli partiti, tanto a sinistra quanto a destra.
Messaggio così chiaro e forte che la Lega, ha fatto sapere oggi nel primo giro di colloqui del Premier non solo che la legge elettorale deve essere fatta ma che pur di evitare brutti scherzi che metterebbero il movimento di Bossi nell'angolo, è disposta ad aiutare il governo, soprattutto al Senato dove i numeri per il Professore sono risicatissimi.
Il silenzio degli alleati che ha accompagnato la performances televisiva di Prodi lascia credere che si sta cercando di capire fino a che punto il prof. vuole o può arrivare.

Trochetti molla ... arrivano gli stranieri

Il cda della Pirelli ha dato mandato al suo presidente Marco Tronchetti Provera di "esplorare tutte le possibili opzioni, non esclusa la dismissione della partecipazione" in Olimpia, "per la migliore valorizzazione strategica dell'asset nell'interesse di tutti gli azionisti". In poche parole: Pirelli molla Telecom. La decisione, ormai resasi obbligata dopo che il cda di Telecom Italia aveva dato via libera la progetto di public company voluto da Guido Rossi contro l’idea di Tronchetti di avviare una accordo finanziario con Telefonica , è maturata intorno a un tavolo, nella sede Pirelli della Bicocca, dove c'erano insieme con Tronchetti Provera, Gabriele Galateri di Genola (Mediobanca), Gilberto Benetton (Edizione Holding), Salvatore Ligresti (Fondiaria), Giovanni Bazoli (Intesa San Paolo), Giovanni Perissinotto (Generali) e Paolo Vagnone (Ras). Il ghota della finanza italiana.
La situazione era per tutti divenatata insostenibile. Tenuto conto che Pirelli, senza la palla al piede di Telecom può registrare ottime performances. La Borsa ha colto l’annuncio con euforia, facendo schizzare il titolo Pirelli di oltre il 10%.
Vi avvia così a compimento l’ennesimo fallimento imprenditoriale italiano. Incapace come dice Bersani di “raccogliere le sfide della liberalizzazione e dell'innovazione”. Mentre all’orizzonte si profila un’altra operazione di disimpegno nel settore delle tlc con l'offerta annunciata da Swisscom su Fastweb.
Non c’è alcun dubbio che il paese sta diventato terra di conquista. Notizia di oggi è l’interesse della russa Gazprom per Enipower. Destino inevitabile, dicono gli economisti, l’Italia non è un paese attrezzato per l’economia globale. Basta dare uno sguardo alle multinazionali tricolori, saranno al massimo 5 o 6. Ma un destino che non deve spaventare più di tanto. L’Inghilterra di Tony Blair ha vissuto un colossale esproprio che si sta concludendo con la cessione perfino dei mitici club di calcio in mano straniere. Attrarre capitali e finanziamenti stranieri in GB ha rappresentato la svolta economica che ha reso quel paese più ricco e più competitivo. Potrà essere anche per l’ Italia a patto che i nostri imprenditori si sveglino dal torpore e diano corso a progetti industriali dotati, come dice Bersani"di punti di stabilità strategica così come avviene in altri paesi attraverso banche, assicurazioni e fondi pensione. E che la piccola e media industria, vero asset economico e industriale del nostro paese, mantenga alti i suoi standard di qualità e di innovazione.