Grande spazio, sopresa e indignazione al fattaccio di Verona. Un ragazzo, pestato a morte da cinque naziskin per il rifiuto di una sigaretta. Urla, grida di allarme e di vergogna. Una città intera si guarda allo specchio e dice di non riconoscersi. Una nazione si domanda da dove vengono questi pazzi scatenati? E pensare che non sono nemmeno rumeni! Circoli sportivi, club di ultras, sette sataniche e fanatici politici. I giornali fanno a gara ad andare a trovarli. Sono qui, nelle curve. No. Nei raduni. Non li avete visti quando si danno appountamento nei loro scellerati reave... ? Insomma, un bel giro di valzer con un solo obiettivo, quello di allontanarli il più possibile da noi, dalle nostre case, dai nostri tranquilli e pacifici week end di relax e benessere.
Ma questi e tutti gli altri ce l'avranno anche una famiglia! Dei genitori che se li ritrovano tra i coglioni giorno dopo giorno. Li vedono quando rientrano a casa, fatti e strafatti. Li lavano, li stirano e sopratutto ...li perdonano.
Eh si. Li perdonano, li giustificano, li proteggono e li mandano all'estero quando proprio l'hanno fatta grossa.
Parte da qui, o da qui arriva tutto questo malessere. Un malesserer condiviso, in verità. I figli che non sanno più perchè cazzo sono venuti al mondo. E i genitori che non capiscono perchè cazzo ce li hanno messi e se li ritrovano così, grandi e stupidi . E allora siccome a star male si fa fatica meglio far finta di niente. Dire che è tuttta colpa della società e del Verona calcio che sta andando malissimo in serie C e poi a chiedere scusa si fa sempre in tempo e si può anche sperare che qualcono perdoni.
E' il perdono che ormai governa, in verità. Tutto richiama e si richiama al perdono. Dove ti giri, giri. C'è qualcuno o qualcosa da perdonare. Quando intervistano un parente di una vittima di violenza o di un incdinete, di un intervento chirurgico andato male, di un sorpruso o di qualunque altra cosa, non manca mai la domanda sul perdono! Non importa se una vita è distrutta o se non c'è un cazzo da perdonare. Bisogna perdonare. E tutto fila di conseguenza. Chi stupra esce di galera, chi uccide lo stesso, chi ruba, spaccia o... sa che il perdono non si nega a nessuno.
Hanno guardato come un alieno il padre di quel giovane romano che ubriaco ha ucciso, investendole sulle strisce, le due irlandesi, perchè si è permesso di dire che suo filgio merita una punizione esemplare, grave e rigida, senza sconti. L'hanno guardato e si sono chiesti se quel giovane fosse davvero suo figlio.
L'altra sera ho assistito ad una scena raccapricciante. A una ragazza, avrà avuto si e no 16 anni, è stato negato l'accesso in una discoteca milanese. Il boyguard non la feceva entrare non solo perchè non aveva l'età per entrare, ma anche perchè era in pieno sballo. Alcool e qualche pasticca avevano fatto un lavoro con i fiocchi. Beh, la ragazza, fuori giri, sputava e aggrediva il buttafuori, che con una spinta l'ha fatta ruzzolare lungo il marciapiede. Urla e minacce. Dopo un pò è arrivato un taxi, scendono una signora in perfetto stile D&G con una specie di marito al seguito o la guinzaglio, fate voi. La ragazza è seduta sul marciapiede che piange e urla. La coppia made in Milan by night, invece di raccattarla e con vergogna sparire... per fare i conti a casa come si diceva una volta... aggredisce il buttafuori e con il cellulare la signora D&G chiama la polizia per fare immediata denuncia per maltrattamenti e violenza. Il poliziotto, non sapendo cosa fare, ed in evidente stato di imbarazzo, invita la coppia D&G a calmarsi, tentando di spiegare che se insisteva avrebbe dovuto fermare anche la figlia, che in quello stato forse non avrebbe vinto la prossima selzione delle Veline. Non c'è stato niente da fare.
Dite poca cosa di fronte alla violenza dei naziskin. Vero, ma se al primo tatuaggio nazi, o al primo fermo per rissa e violenza... il genitore di questo valoroso "fsv" gli avesse, come minimo e senza strafare, ritirato la Diners Gold, forse avrebbe evitato oggi di dire che "preferisco essere il padre della vittima". Non vi pare!!!???
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lunedì 5 maggio 2008
mercoledì 4 aprile 2007
Arriva il bilancino per i giornalisti
La commissione Giustizia della Camera sta completando l'esame del ddl Mastella. Tra tutte le questioni che si stanno definendo quella che sembra stia concentrando l’attenzione dei parlamentari in commissione è senza alcun dubbio il provvedimento che dovrebbe “governare” la cd libertà di pubblicazione di stralci di intercettazioni. Le posizioni dei due schieramenti sono molto distanti tra di loro. Da una parte , il CentroSinistra vorrebbe applicare una sanzione che prevede l’ arresto fino a un mese o multa di 258 euro per chi pubblica atti che pur non essendo coperti dal segreto istruttorio, sono comunque documenti utili al processo e nella fattispecie possono essere rappresentati da stralci di intercettazioni telefoniche o ambientali o documenti sequestrati . AN e FI invece vorrebbero infierire contro i giornalisti rei di lesa pubblicazione di informazioni sensibili con una pena detentiva fino ad un anno e o un'ammenda ben più salata: da 250mila fino a 500mila euro.
Pieno accordo tra le parti sembra esserci per quel che riguarda le intercettazioni illecite e per quelle lecite. Con le nuove norme i giornalisti rischiano da 1 a 3 anni di carcere per la 'visione abusiva' di atti coperti da segreto istruttorio e da 6 mesi a 4 anni per attività di dossieraggio o pubblicazione. Se a commettere questo reato è, invece, un magistrato, la pena si fa più pesante: da 1 a 5 anni di carcere. Per quel che riguarda invece le intercettazioni lecite, il testo prevede una pena detentiva da 6 mesi a 3 anni se il reato è di violazione del segreto del procedimento penale. Carcere fino a un anno, invece, se il reato è quello di pubblicazione colposa.
Non c’è dubbio che si tratta di un vero e proprio giro di vite. A mio giudizio esagerato che minaccia quel diritto di cronaca che dovrebbe governare la responsabilità e al deontologia professionale dei giornalisti. Il caso Vallettopoli ha acuito la sensibilità politica. Ma la necessità di un intervento regolatore non sorprende nessuno. Troppe volte la corsa allo scoop ha esercitato forme di persecuzione e di invadenza insostenibili e non solo nei confronti di VIP o politici. I processi mediatici sono un’aberrazione sociale e civile che ha lasciato ferite insanabili. Allo stesso tempo però non si può assistere a questa forma di democrazia commissariata, in cui è il bilancino delle sanzioni a stabilire la cifra di informazione che si può diffondere. Questo nuovo provvedimento all’esame della Commissione ci dice anche che questo paese non ha ancora la maturità necessaria al rispetto delle elementari norme di responsabilità civile e professionale di ciascuno di noi. Siamo noi giornalisti, giudici, medici, avvocati , politici o quant’altri in grado di esercitare influenza sulle altrui libertà.
Pieno accordo tra le parti sembra esserci per quel che riguarda le intercettazioni illecite e per quelle lecite. Con le nuove norme i giornalisti rischiano da 1 a 3 anni di carcere per la 'visione abusiva' di atti coperti da segreto istruttorio e da 6 mesi a 4 anni per attività di dossieraggio o pubblicazione. Se a commettere questo reato è, invece, un magistrato, la pena si fa più pesante: da 1 a 5 anni di carcere. Per quel che riguarda invece le intercettazioni lecite, il testo prevede una pena detentiva da 6 mesi a 3 anni se il reato è di violazione del segreto del procedimento penale. Carcere fino a un anno, invece, se il reato è quello di pubblicazione colposa.
Non c’è dubbio che si tratta di un vero e proprio giro di vite. A mio giudizio esagerato che minaccia quel diritto di cronaca che dovrebbe governare la responsabilità e al deontologia professionale dei giornalisti. Il caso Vallettopoli ha acuito la sensibilità politica. Ma la necessità di un intervento regolatore non sorprende nessuno. Troppe volte la corsa allo scoop ha esercitato forme di persecuzione e di invadenza insostenibili e non solo nei confronti di VIP o politici. I processi mediatici sono un’aberrazione sociale e civile che ha lasciato ferite insanabili. Allo stesso tempo però non si può assistere a questa forma di democrazia commissariata, in cui è il bilancino delle sanzioni a stabilire la cifra di informazione che si può diffondere. Questo nuovo provvedimento all’esame della Commissione ci dice anche che questo paese non ha ancora la maturità necessaria al rispetto delle elementari norme di responsabilità civile e professionale di ciascuno di noi. Siamo noi giornalisti, giudici, medici, avvocati , politici o quant’altri in grado di esercitare influenza sulle altrui libertà.
giovedì 29 marzo 2007
Come siamo caduti in basso
La pubblicazione sul mensile Rcs OK Salute del servizio fotografico che ritrae Veronica Lario , la moglie di Berlusconi, in topless, fatto nel marzo del 1980 durante la rappresentazione de “Il magnifico cornuto”, in scena al teatro Manzoni di Milano è davvero il punto più basso che ha raggiunto questa morbosa quanto stupida corsa al sensazionalismo gossipparo.Che senso ha pubblicare foto di 27 anni fa? Che straordinaria notizia è vedere il topless di un’attrice che recita a teatro? .”Fotografie mai viste prima”, sottolinea Paolo Pietroni, direttore del mensile che vanta il prof. Umberto Veronesi come sponsor e tutor della rivista.
E allora? Scommetto che se va in soffitta a casa sua chissà quante ne trova di foto mai viste prima . Con i nostro potenti mezzi ne abbiamo trovata una che lo ritrae in atteggiamento davvero scabroso. Foto che Pietroni, nonostante ci abbia provato, non è riuscito a togliere dalla circolazione. Non possiamo non pubblicarla.
Scusate ma non c’è proprio fine alla stupidità e alla meschinità.
martedì 27 marzo 2007
Finanziare i partiti. E' ora di ripensarci
Il lungo articolo sull'Unità del tesoriere dei DS, Ugo Sposetti, sulla necessità di tornare al finanziamento pubblico dei partiti, molto probabilmente non ha incontrato grande attenzione e soprattutto non ha trovato fin qui commenti. Mi permetto quindi di arrogarmi il diritto di farlo e tornare su quanto Sposetti ha voluto senza remore ribadire con chiarezza. Il tesoriere dei DS scrive che è necessario innazitutto levare il velo di ipocrisia che governa l'attuale normativa, frutto del referendum abrogativo della legge sui finanziamenti ai partiti del 1993, sui rimborsi elettorali. Sposetti fa notare e con lui la Corte dei conti che questi "rimborsi" sono in realtà veri finanziamenti pubblici. Alcuni evidenti dati relativi alle ultime elezioni europee rivelano che i partiti hanno incassato dallo Stato molto ma molto di più di quanto hanno in realtà speso (249 milioni di euro incassati contro gli 89 spesi). Continuare a far finta di niente è non solo offensivo ma anche stupido. Quindi. La politica ha bisogno dei finanziamenti pubblici. Non c'è via d'uscita. Raccontarci la favola che i partiti devono vivere dei contributi dei propri iscritti e delle trattenute sugli stipendi degli eletti è fare dispetto all'intelligenza di noi italiani. Sposetti dice che senza finanziamento pubblico si rischia di "lasciare spazio a persone o gruppi dotati di una forte disponibilità finanziaria o mediatica", con il risultato di negare la democrazia e il suo oggettivo sviluppo. Sposetti ha ragione! Il costo della politica è un dovere di uno stato civile e democratico. E' quindi una questione attuale che va affrontata e risolta. Con limpidezza e soprattutto con chiarezza. Chi come Ldv o i radicali bloccano ogni soluzione possibile ( l'ultima è la proposta dello stesso Sposetti che con Boato avevano suggerito la nascita di Fondazioni di partiti per beneficiare dei contributi pubblici) non può "gridare " al ladro e richiedere a gran voce i "rimborsi elettorali". Non vi è dubbio che l'esperienza di Mani pulite e dei tanti piccoli e grandi scandali sui finanziamenti occulti alla politica che abbiamo intravisto e seguito in giro per l'Europa e non solo, non ci permettono di essere particolarmente disponibili a rivedere l'esito di quel referendum del '93. Resta, però, il fatto che se questo paese non vuole delegare la sua podestà ai tycoon dell'economia, ai concessionari di stato e/o ai rider della finanza deve risolvere e presto questo problema. Continuare ad essere presi in giro con il gioco delle tre carte, chiamando rimborso quello che è puro finanziamento non è degno di un paese civile. Che dite?
sabato 24 marzo 2007
Peppone e Don Camillo sbarcano in Sicilia
La denuncia per danni "patrimoniali e morali" dell'europarlamentare DS Claudio Fava all'editore-direttore del quotidiano la Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, reo di aver disposto ai giornalisti della "sua" testata" di non pubblicare mai e per alcun motivo il nome dell'europarlamentare merita un commento. Fava parla di "censura chirurgica" ai danni delle sue iniziative parlamentari, non permettendo ai suoi elettori di essere informati su queste attività. Un danno non solo morale ma anche materiale, visto che per Fava lavora una nutrita segreteria, chiamata a gestire e alimentare il "consenso" all'euroOn.
Da parte suo Ciancio Sanfilippo, l'uomo che comanda a Catania, risponde a muso duro. " La decisione è mia. Fava parla male di me. Non perde occasione per insultarmi. E io non lo pubblico." Insomma, nessuna censura e nemmeno attentanto alla libertà di stampa, solo una questione "molto personale" tra due catanesi che come si dice da quelle parti "non si sono presi di carattere". Come era prevedibile fioccano i commenti. Anna Finocchiaro e i DS , parlano di "inaccettabile monopolio dell'informazione", grida manzoniane che lasciano impertubabile l'editore-direttore . La querelle tutta catanese ci riporta con un sorriso malizioso un pò ai dispetti tra Peppone e don Camillo.
Verso il Partito Democratico
"Andiamo avanti verso il Partito Democratico tra scandali tessere, fine della spinta riformatrice liberal, pulsioni neoclericali e rilancio dell'identità popolare".
Su Europa, giornale della Margherita
Su Europa, giornale della Margherita
venerdì 23 marzo 2007
Letizia Moratti e il poliziotto Rick Deckard
A Milano fervono i preparativi per la manifestazione per la Sicurezza promossa dal sindaco Letizia Moratti. I numerosi rappresentanti dei mille comitati spontanei che hanno dato vita al comitato organizzatore scalpitano e sgomitato per un posto in prima fila sul palco. Confermata la presenza di Silvio Berlusconi, qui in veste di Consigliere Comunale che sostiene l'iniziativa del "suo "sindaco, e di molti rapprenentanti della CDL e della Lega, pronti a far sfilare le loro camicie verdi. In giro per la provincia manifestazioni parallele, fanno un pò da prova all'italiana. Un proliferare di piccole manifestazioni che non ha risparmiato nemmeno i quartieri e le vie del centro della città. Milano è in mano alla criminalità. La città reagisce. Il sindaco chiama a raccolta i cittadini. Vogliamo 500 poliziotti in più. Basta violenza, degrado, prostituzione, spaccio, rapine nei negozi e nelle botteghe. Basta violenze sulle donne e sui bambini. Tutto condito in salsa antigovernativa. A nulla sono valse le raccomandazioni che hanno invitato il sindaco Moratti a moderare i toni e non eccedere nell'allarmismo che sono giunte dalle organizzazioni di solidarietà della città e soprattutto dalla Curia milanese. Cosi fioccano le critiche e le polemiche. Dalle più ferocci " Il sindaco fa la manifestazione perché così vogliono la CdL e Berlusconi", alle più politiche " il sindaco nasconde le sue responsabilità in modo strumentale dietro i disagi reali prodotti dal degrado e dall'illegalità". Fino al sdarcasmo "C'è un clima da rivoluzione culturale". E via sparlando. Ma un dato oggettivo emerge. Milano è una città che non riesce a dominare le sue contraddizioni. Soprattutto non riesce a rinnovare le sue aspirazioni e le sue speranze. Ecco allora che si rifugia nei suoi peggiori istinti. Vive di pancia le sue difficoltà - che sono poi le stesse di quasi tuttte le metropoli del mondo. Ma le manifestazioni servono solo ad esagitare gli animi. Favorendo fenomeni come l'autogiustizialismo, le ronde verdi, la caccia al diverso, la fuga dalla città e soprattutto la convinzione che la città ha bisogno di blade runner. I problemi sono reali, non vi è dubbio, ma vanno affrontati con decisione e con saggia amministrazione . Cominiciando ad illuminare le strade di notte, ridando storia e spessore alla periferia animandone i sobborghi con vita sociale e culturale. Trovando risorse ed energie per lottare contro la costituzione spontanea dei ghetti etnici. Favorendo e sostenendo l'artiginato culturale e sociale. Investendp sui giovani e sulle loro aspirazioni. Regalando sorrisi e colori alle nostre inquetudini.
Mrs. Moratti chieda consiglio a Tony Blair o al sindaco di Londra o se non vuole avere niente a che fare con la sinistra provi con quello di Berlino o con quel santo uomo di Bloomberg a New York.
Un consiglio in più, con sincera ammirazione e deferenza: per favore non si faccia consigliare dall'ormai mitico fustigatore delle altrui nefandezze, PierGianni Prosperini.
Il disappunto USA, un atto dovuto!
È scontro aperto tra maggioranza e opposizione dopo il disappunto manifestato dal Dipartimento Usa sulle trattative del governo italiano che ha portato alla liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Uno scontro che preannuncia tempesta in vista dell’approvazione al Senato del decreto di rifinanziamento alle missini internazionali. Fausto Bertinotti, che anche da presidente della Camera non molla il megafono della sinistra estrema si convince che : « La trattativa è stata fatta utilizzando legittimamente e coerentemente tutte le forze ufficiali e informali, dentro un progetto guidato dal governo». Gli fa eco il leader dei Ds, Piero Fassino che sottolinea il fatto che «in Afghanistan ci siamo posti l’obiettivo di liberare Mastrogiacomo senza mettere minimamente in discussione il nostro impegno al fianco degli Stati Uniti». Ma dall’opposizione Gianfranco Fini, fa notare che aver trattato con il feroce mullah Dadullah, concedendogli legittimità e notorietà, oltre che la liberazione di 5 terroristi talebani, ci ha regalato la «perdita di credibilità del governo in politica internazionale ». Berlusconi & C gridano allo scandalo per il colpo basso inferto agli amici americani e dichiarano di non essere più disposti a votare il rifinanziamento delle missioni a meno che non cambino le regole d’ingaggio – più aperte all’uso delle armi pesanti - dei nostri militari in Afghanistan.
Il Ministro degli Esteri con la sua proverbiale e fredda lucidità fa sapere che l’obiettivo era salvare una vita umana. Si è fatto. Le chiacchiere sono a zero. Aver voluto o dovuto far ricorso ad un organizzazione umanitaria, Emergency e al suo leader Gino Strada, i nervosismi del ministro della difesa Parisi e le incomprensioni del Dipartimento USA, non cambiano il successo dell’operazione.
Da qui la riflessione che per liberare un ostaggio bisogna trattare con chi lo ha sequestrato. Non c’è altra possibilità. E se si vuole liberarlo bisogna che le trattative abbiano quindi delle condizioni e delle concessioni. In altri casi si è usato il denaro. Tanto denaro – vedi le due Simone e la giornalista Giuliana Sgrena. L’Italia non è l’America. Per noi la vita umana ha un valore “superiore”. Quindi trattiamo e riportiamo a casa i nostri sequestrati. Quando non ci riusciamo come con Baldoni, tentiamo di rimuoverne il ricordo. Il rapimento fa parte della nostra cultura di popolo e ogni volta ne subiamo il tremendo contraccolpo psicologico. Ne abbiamo sofferto così tanto che ogni volta si riapre una drammatica ferita. Non abbiamo la forza di “negoziare”. Cediamo perché prima finisce meglio è.
Così hanno fatto i parenti dei sequestrati in Sardegna e in Calabria. Così ha fatto sempre lo Stato se escludiamo il sequestro dell’on. Aldo Moro– di cui ancora paghiamo un collettivo rimorso per non averlo liberato - ma ricordando Sossi, Cirillo, etc. .
Tutto questo il nostro Ministro degli Esteri lo sa bene. E non ha indugiato nelle rigide posizioni che gli venivano prospettate dai "negoziatori di professione". Mentre da più parti si fa notare che gli americani comunque non potevano non sapere. E che il disappunto ampiamente riferito e riportato – ed oggi così stupidamente strumentalizzato - fa forse parte della strategia complessiva concordata con Condy. Una forma di atto dovuto. Subito risolto da reciproche dichiarazioni di rinnovata fiducia e cooperazione.
Il Ministro degli Esteri con la sua proverbiale e fredda lucidità fa sapere che l’obiettivo era salvare una vita umana. Si è fatto. Le chiacchiere sono a zero. Aver voluto o dovuto far ricorso ad un organizzazione umanitaria, Emergency e al suo leader Gino Strada, i nervosismi del ministro della difesa Parisi e le incomprensioni del Dipartimento USA, non cambiano il successo dell’operazione.
Da qui la riflessione che per liberare un ostaggio bisogna trattare con chi lo ha sequestrato. Non c’è altra possibilità. E se si vuole liberarlo bisogna che le trattative abbiano quindi delle condizioni e delle concessioni. In altri casi si è usato il denaro. Tanto denaro – vedi le due Simone e la giornalista Giuliana Sgrena. L’Italia non è l’America. Per noi la vita umana ha un valore “superiore”. Quindi trattiamo e riportiamo a casa i nostri sequestrati. Quando non ci riusciamo come con Baldoni, tentiamo di rimuoverne il ricordo. Il rapimento fa parte della nostra cultura di popolo e ogni volta ne subiamo il tremendo contraccolpo psicologico. Ne abbiamo sofferto così tanto che ogni volta si riapre una drammatica ferita. Non abbiamo la forza di “negoziare”. Cediamo perché prima finisce meglio è.
Così hanno fatto i parenti dei sequestrati in Sardegna e in Calabria. Così ha fatto sempre lo Stato se escludiamo il sequestro dell’on. Aldo Moro– di cui ancora paghiamo un collettivo rimorso per non averlo liberato - ma ricordando Sossi, Cirillo, etc. .
Tutto questo il nostro Ministro degli Esteri lo sa bene. E non ha indugiato nelle rigide posizioni che gli venivano prospettate dai "negoziatori di professione". Mentre da più parti si fa notare che gli americani comunque non potevano non sapere. E che il disappunto ampiamente riferito e riportato – ed oggi così stupidamente strumentalizzato - fa forse parte della strategia complessiva concordata con Condy. Una forma di atto dovuto. Subito risolto da reciproche dichiarazioni di rinnovata fiducia e cooperazione.
mercoledì 21 marzo 2007
La "curiosità" di Sircana di vedere l'effetto che fa
Le foto maledette di Silvio Sircana, portavoce del governo, sono state pubblicate. Con la loro pubblicazione arrivano, con forse un po’ di ritardo, le spiegazioni: "Un momento di stupida curiosità", “se di qualcuno sono stato vittima, sono stato vittima esclusivamente di me stesso. Io so quello che ho pensato e fatto, ma, soprattutto - ed è quello che conta - so quello che non ho fatto", ha scritto in un articolo pubblicato sulla Stampa di Torino, Sircana.Così le 'foto dello scandalo', ovvero quelle che lo ritraggono mentre dalla sua auto ferma sembra conversare con un transessuale hanno finito di costruire il mostro. A vederle bene, niente di strano. Si direbbe. In fondo, ognuno di noi è stato qualche volta colto dalla forte curiosità di “fare quattro chiacchiere con un trans”, per vedere da vicino l'effetto che fa. Chi a gran voce chiede le dimissioni o una gogna morale si chieda, al di là di una facile e possibile strumentalizzazione, che paese è mai questo che vive e si nutre avidamente di chiacchiere, illazioni e pettegolezzi.
Qualcuno dice che Sircana non è più credibile. Mi chiedo se la credibilità del portavoce del governo debba passare dalle sue frequentazioni notturne o come dice lui dalle sue “curiosità”. La storia di questo paese e la storia del mondo - vogliamo farne l'elenco ? - sono piene di personaggi politici e non che non sono riusciti a resistere alle loro “curiosità”. Non per questo non hanno fatto bene il loro dovere.
Qualcuno dice che Sircana non è più credibile. Mi chiedo se la credibilità del portavoce del governo debba passare dalle sue frequentazioni notturne o come dice lui dalle sue “curiosità”. La storia di questo paese e la storia del mondo - vogliamo farne l'elenco ? - sono piene di personaggi politici e non che non sono riusciti a resistere alle loro “curiosità”. Non per questo non hanno fatto bene il loro dovere.
Quello che invece a mio giudizio va in qualche modo stigmatizzato è il feroce accanimento verbale e morale a cui è stato sottoposto Maurizio Belpietro. Questo sì, segna un passaggio che va in qualche modo sottolineato. Non solo per le prevedibilizi obiezioni sulla liberatà di stampa ma, soprattutto sull'ipocrisia che accompagna ogni volta la pubblicazione di notizie scottanti o se volete destabilizzanti. Il Direttore del “Giornale” ha fatto quello che un giornalista deve sempre fare. Ha pubblicato una notizia. Dovrebbero essere i suoi lettori a stabilire se la notizia ha un senso. Possibile che anche qui ci debba essere qualcuno che decide cosa un giornale possa pubblicare e cosa no? Belpietro ha fatto una scelta che altri suoi colleghi non hanno fatto. Se c’era qualcosa di illegale, il codice civile lo perseguirà, se c’era qualcosa di immorale, lo farà la sua coscienza, se c’era qualcosa di sbagliato, saranno i suoi lettori a penalizzarlo.
Per finire una piccola nota sul transessuale che viene ripreso dalla foto. Qualcuno si è chiesto se la pubblicazione della foto non lede il suo diritto alla riservatezza? O il fatto che sia un trans non lo protegge come persona?
Prodi e il Governo fanno bene a non entrare più nel merito della faccenda, dopo aver rinnovato la fiducia al portavoce. Forse Silvio Sircana qualche spiegazione la deve, ma non certo a chi legge i giornali o li scrive.
Prodi e il Governo fanno bene a non entrare più nel merito della faccenda, dopo aver rinnovato la fiducia al portavoce. Forse Silvio Sircana qualche spiegazione la deve, ma non certo a chi legge i giornali o li scrive.
lunedì 19 marzo 2007
Cesare Battisti e la "giurisprudenza Mitterand"
L'ex terrorista Cesare Battisti è stato arrestato in un albergo di Copacabana, a Rio de Janeiro in Brasile. Era latitante dal 2004, quando si dileguò da Parigi - dove si era rifugiato dal 1990, rifatto una vita da scrittore di gialli polizieschi, sposato e messo al mondo due figlie - all’indomani della notizia che il presidente Chirac aveva dato il suo via libera alla richiesta di estradizione proveniente dall’Italia.
Ex leader del Proletari armati per il comunismo (Pac), Battisti era stato condannato definitivamente due volte all'ergastolo per l’omicidio del igioielliere Torreggiani, - durante il tentativo di rapina veniva ferito anche il figlio del gioielliere , oggi paraplegico, - per l'omicidio di un maresciallo degli agenti di custodia di Udine e di un agente della Digos e di militante del MSI durante un’irruzione in una sede di quel partito a Mestre.
L’annuncio dell’arresto è stato salutato da commenti contrastanti. Dall’Italia Prodi e Amato si sono congratulati con le forze dell'ordine per l’operazione. Dalla Francia invece giungono segnali di solidarietà e di mobiliatazione. In prima linea il filosofo Bernard-Henri Levy, che si fa promotore di una campagna affinché il nuovo presidente della Repubblica - "chiunque sia" – si opponga "a questa estradizione rispettando la parola data a suo tempo da Mitterrand a nome di tutta la Francia". Al filosofo fanno eco l'ex premier francese Pierre Mauroy che la vedova di Mitterrand con registi, attori, cantanti, scrittori e filosofi ricordano che il Comune di Parigi lo aveva posto "sotto la protezione della città", dopo che Battisti aveva formalmente abbandonato la lotta armata. A fare da controcanto alle esternazioni francesi non poteva mancare la voce di Oreste Scalzone che si è detto angosciato dalla notizia ma anche convinto che mai si otterra' per lui l'estradizione dal Brasile, visto che è un paese che non ha un trattato che la preveda.
Il caso di Cesare Battisti riapre una questione che questo paese deve in qualche modo risolvere. A oltre trent’anni dagli anni di piombo e dopo che molti esponenti del terrorismo, rosso o nero, hanno dato un taglio alla lotta armata e alla violenza, ricostruendosi una vita e riprendendo un percorso di socializzazione, ha ancora senso mantenere inalterati i profili di reato di cui si sono resi responsabili, anche se non hanno completato il percorso penitenziario a cui sono stati condananti? Che senso ha ancora la cosiddetta “giurisprudenza Mitterand” secondo la quale la Francia avrebbe dovuto accogliere e proteggere gli ex partecipanti a movimenti di estrema sinistra che hanno rinunciato alla violenza? Questo nostro paese è pronto ad un’amnistia per fatti di terrorismo? Infine come leggere le accorate proteste dei familiari delle vittime che non riescono più ad accettare di vedere ex terroristi diventare protagonisti – omaggiati e riveriti - di dibattiti e di talk show televisivi?
Io credo che a queste domande si dovrà dare una risposta chiara e assoluta. Il terrorismo non può essere amnistiato, ma tanto meno si può accettare che chi ha vissuto questa esperienza non debba trovare la possibilità di riconquistare una nuova vita. Partiamo da qui.
Ex leader del Proletari armati per il comunismo (Pac), Battisti era stato condannato definitivamente due volte all'ergastolo per l’omicidio del igioielliere Torreggiani, - durante il tentativo di rapina veniva ferito anche il figlio del gioielliere , oggi paraplegico, - per l'omicidio di un maresciallo degli agenti di custodia di Udine e di un agente della Digos e di militante del MSI durante un’irruzione in una sede di quel partito a Mestre.
L’annuncio dell’arresto è stato salutato da commenti contrastanti. Dall’Italia Prodi e Amato si sono congratulati con le forze dell'ordine per l’operazione. Dalla Francia invece giungono segnali di solidarietà e di mobiliatazione. In prima linea il filosofo Bernard-Henri Levy, che si fa promotore di una campagna affinché il nuovo presidente della Repubblica - "chiunque sia" – si opponga "a questa estradizione rispettando la parola data a suo tempo da Mitterrand a nome di tutta la Francia". Al filosofo fanno eco l'ex premier francese Pierre Mauroy che la vedova di Mitterrand con registi, attori, cantanti, scrittori e filosofi ricordano che il Comune di Parigi lo aveva posto "sotto la protezione della città", dopo che Battisti aveva formalmente abbandonato la lotta armata. A fare da controcanto alle esternazioni francesi non poteva mancare la voce di Oreste Scalzone che si è detto angosciato dalla notizia ma anche convinto che mai si otterra' per lui l'estradizione dal Brasile, visto che è un paese che non ha un trattato che la preveda.
Il caso di Cesare Battisti riapre una questione che questo paese deve in qualche modo risolvere. A oltre trent’anni dagli anni di piombo e dopo che molti esponenti del terrorismo, rosso o nero, hanno dato un taglio alla lotta armata e alla violenza, ricostruendosi una vita e riprendendo un percorso di socializzazione, ha ancora senso mantenere inalterati i profili di reato di cui si sono resi responsabili, anche se non hanno completato il percorso penitenziario a cui sono stati condananti? Che senso ha ancora la cosiddetta “giurisprudenza Mitterand” secondo la quale la Francia avrebbe dovuto accogliere e proteggere gli ex partecipanti a movimenti di estrema sinistra che hanno rinunciato alla violenza? Questo nostro paese è pronto ad un’amnistia per fatti di terrorismo? Infine come leggere le accorate proteste dei familiari delle vittime che non riescono più ad accettare di vedere ex terroristi diventare protagonisti – omaggiati e riveriti - di dibattiti e di talk show televisivi?
Io credo che a queste domande si dovrà dare una risposta chiara e assoluta. Il terrorismo non può essere amnistiato, ma tanto meno si può accettare che chi ha vissuto questa esperienza non debba trovare la possibilità di riconquistare una nuova vita. Partiamo da qui.
domenica 18 marzo 2007
Un chirurgo miserabile
Le accuse che alcuni pazienti hanno rivolto al prof. Edoardo Austoni, primario di urologia e andrologia e docente universitario di fama internazionale, ferito lo scorso novembre nel centro di Milano, sono davvero abominevoli. A leggere quello che i tanti pazienti raccontano ne esce il profilo di un uomo miserabile che, senza scrupolo e senza pietà, traeva vantaggio dalla paura di morire dei suoi pazienti.
Soldi in cambio della possibilita' di ottenere interventi chirurgici piu' rapidi o cure praticate dal Servizio sanitario nazionale.
Soldi in cambio della possibilita' di ottenere interventi chirurgici piu' rapidi o cure praticate dal Servizio sanitario nazionale.
Quale peggiore nefandezza può esserci dall’esercitare il ricatto più vile che agisce sulla vita e la morte di qualcuno? A leggere le testimonianza vengono i brividi. Una infamia che i dieci colpi di pistola che sono echeggiati nell’androne della clinica e nella fiammante Porche del professore volevano , forse, vendicare. Un’infamia che chiama alle proprie responsabilità anche tutti coloro che sapevano. Ed erano in tanti. Perché queste cose, anche se si tenta di nasconderle, hanno un olezzo tremendo. Un feto di fogna che non può non aver sentito chi viveva, lavorava o “veleggiava” nella baia di Portofino con il miserabile chirurgo.
sabato 17 marzo 2007
Arriva il partito di Montezemolo
La notizia tra il gossip e l’indiscrezione l’ha lanciata, qualche giorno fa, Pasquale Laurito, proprietario-direttore di Velina Rossa, l'agenzia di stampa che si dice sia molto vicina, anzi ispirata da Massimo D’Alema. Notizia che è rimbalzata come una pallina avvelenata tra i corridoi di Montecitorio, per essere in qualche modo poi ripresa da news on line, fino a dover essere smentita direttamente dall’interessato. Anche se tutti fanno notare, che lo ha fatto a bocca chiusa, come il coro della Butterfly, di cui si dice sia un grande estimatore. Di cosa si sta parlando? Ma del futuro politico di Luca Cordero di Montezemolo. Sembra - e la Velina Rossa a questo sembra fa seguire , non tanto - che l’attuale presidente di Confindustria, pronto a lasciare, si dice anche anzitempo, per forti incomprensioni con i suoi associati più rilevanti, la carica di leader degli imprenditori, si stia dando molto da fare per dare vita ad un movimento politico, vicino per simpatie e convinzioni a Pier Ferdinando Casini e alla sua UDC.
Sembra che Montezemolo si stia anche muovendo per creare una lobbying istituto-parlamentare in grado di esercitare una forte pressione per favorire un veloce percorso alla definizione della nuova legge elettorale. Obiettivo: arrivare senza indugi all’assunzione del modello tedesco con uno sbarramento sotto il 5% e senza premio di maggiornaza. Come si sa una legge sifatta favorirebbe le aspettative di Casini %C e garantirebbe al centro di diventare l'ago della bilancia, alleandosi di volta in volta con un polo o con l'altro, restando sempre al potere. Ma il progetto è più ampio. Sembra che le mire dei due nuovi gemelli di centro - qualcuno li ha battezzati i nuovi "Gemelli diversi" - siano davvero convergenti. Montezemolo punta dritto a Palazzo Chigi o se proprio non ci riuscisse, si accontenterebbe del Dicastero dell'Economia; Casini guarda un po’ più su, ambirebbe il Colle. Nei vicoli intorno a piazzale Chigi o a piazza S.Silvestro a Roma, tutto questo non viene considerata una barzelletta. C’è chi giura che è tutto vero. Si parla anche di incarichi a sondaggisti e ad agenzia di comunicazione. Nei tavolini dei bar in piazza San Lorenzo in Lucina passano di mano fogli con grafici e percentuali. Sguardi allibiti e increduli commentano dati che sembrano venire da Marte. “ E’ possibile che possa arrivare, addirittura, a superare il 10% e raggiungere addirittura il 15%” , si sente dire tra un tramezzino e un caffè. Pasquale Laurito, fa il sorrisetto di chi la sa lunga e ricorda agli increduli onorevoli, portaborse e curiosi che fanno capanello al bar della piazza che LCdMontezemolo non va assolutamente sottovalutato. I suoi agganci internazionali di uomo di successo e soprattutto la sua straordinaria capacità di far credere, al mondo e agli italiani, di essere capace a fare quello che poi gli altri fanno per lui – leggi Marchionne/FIAT - sono uno specchietto irresistibile per i fans di Mastella, per gli scontenti del neo-nascente partito democratico –che ancora non c’è e già perde pezzi per strada - , per gli ex popolari della Margherita, e soprattutto per quelli di FI e di AN che non ci credono proprio alla federazione della CdL .
Sembra che Montezemolo si stia anche muovendo per creare una lobbying istituto-parlamentare in grado di esercitare una forte pressione per favorire un veloce percorso alla definizione della nuova legge elettorale. Obiettivo: arrivare senza indugi all’assunzione del modello tedesco con uno sbarramento sotto il 5% e senza premio di maggiornaza. Come si sa una legge sifatta favorirebbe le aspettative di Casini %C e garantirebbe al centro di diventare l'ago della bilancia, alleandosi di volta in volta con un polo o con l'altro, restando sempre al potere. Ma il progetto è più ampio. Sembra che le mire dei due nuovi gemelli di centro - qualcuno li ha battezzati i nuovi "Gemelli diversi" - siano davvero convergenti. Montezemolo punta dritto a Palazzo Chigi o se proprio non ci riuscisse, si accontenterebbe del Dicastero dell'Economia; Casini guarda un po’ più su, ambirebbe il Colle. Nei vicoli intorno a piazzale Chigi o a piazza S.Silvestro a Roma, tutto questo non viene considerata una barzelletta. C’è chi giura che è tutto vero. Si parla anche di incarichi a sondaggisti e ad agenzia di comunicazione. Nei tavolini dei bar in piazza San Lorenzo in Lucina passano di mano fogli con grafici e percentuali. Sguardi allibiti e increduli commentano dati che sembrano venire da Marte. “ E’ possibile che possa arrivare, addirittura, a superare il 10% e raggiungere addirittura il 15%” , si sente dire tra un tramezzino e un caffè. Pasquale Laurito, fa il sorrisetto di chi la sa lunga e ricorda agli increduli onorevoli, portaborse e curiosi che fanno capanello al bar della piazza che LCdMontezemolo non va assolutamente sottovalutato. I suoi agganci internazionali di uomo di successo e soprattutto la sua straordinaria capacità di far credere, al mondo e agli italiani, di essere capace a fare quello che poi gli altri fanno per lui – leggi Marchionne/FIAT - sono uno specchietto irresistibile per i fans di Mastella, per gli scontenti del neo-nascente partito democratico –che ancora non c’è e già perde pezzi per strada - , per gli ex popolari della Margherita, e soprattutto per quelli di FI e di AN che non ci credono proprio alla federazione della CdL .
venerdì 16 marzo 2007
Non nel mio giardino
La decisione della giunta del Molise di dare parere negativo alla realizzazione della prima centrale eolica offshore d'Italia, un progetto per un parco di 54 pale alte tra i 60 e gli 80 metri da far sorgere in pieno Adriatico, a circa tre chilometri dalla costa tra Vasto e Termoli, ci richiama alla realtà.
Ad una strana e bizzarra realtà. In cui si assiste ad una sorta di schizofrenia latente. Da una parte, i numerosi, quanto a questo punto inutili, convegni e interventi, promossi, nelle più disparate sedi, dalla miriade di organizzazioni che promuovono fonti di energia sostenibile ed alternativa - forti del sostegno dei Governi e dei piani europei che vincolano i paesi membri EU di quote di produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili - che salutano con entusiasmo questa svolta storica verso uno sviluppo sostenibile. Dall’altra, nel quotidiano e nel particolare , con sempre maggior evidenza e ripetitività, questo fenomeno di assoluto rigetto, che dopo tanti episodi in Italia e nel mondo, si è visto riconosciuto anche un nome : “not in my back yard”, che in italiano suona “non nel mio giardino”, come sindrome che si oppone all’insediamento territoriale di impianti e infrastrutture.
Il caso Molise ha suscitato vivaci polemiche da parte delle organizzazioni ambientaliste che avevano visto nell’insediamento eolico, il primo vero cambio di strategia della politica energetica italiana, tra l’altro anche il primo intervento che contribuirebbe realmente alla lotta ai mutamenti climatici e all'adeguamento agli obiettivi di Kyoto. Ma tant’è che il presidente della Regione Michele Iorio (FI), sulla scia delle proteste dei sindaci della zona, degli operatori turistici che vedono minacciata la costa e l’appeal turistico paesaggistico del golfo e del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, molisano DOC, ha bocciato il progettoQuesto in fondo è l’ultimo No di una lunga serie. Certo non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ci sono No che hanno un peso diverso, diciamo un No più ambientalista, altri No più pacifisti, altri ancora più economici. Ma sempre di no si tratta. E sono No che partono tutti da un assioma che non solo infastidisce ma mantiene in qualche modo questo paese in perenne e costante ritardo. L’assioma è questo: Questi insediamenti, queste infrastrutture sono necessarie. Più che necessarie, assolutamente irrinunciabili…. I rifiuti ci stanno sommergendo, le fonti energetiche si stanno esaurendo e le vecchie costano troppo, i trasporti sono al collasso, il paese intero non si muove più, il clima è impazzito, etc… Occorre far presto e farlo in fretta. Ma non qui a casa mia. Come uscirne è il vero grande problema che questo paese deve risolvere. Non bastano certo i referendum o il coinvolgimento delle popolazioni. Che dite?
Ad una strana e bizzarra realtà. In cui si assiste ad una sorta di schizofrenia latente. Da una parte, i numerosi, quanto a questo punto inutili, convegni e interventi, promossi, nelle più disparate sedi, dalla miriade di organizzazioni che promuovono fonti di energia sostenibile ed alternativa - forti del sostegno dei Governi e dei piani europei che vincolano i paesi membri EU di quote di produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili - che salutano con entusiasmo questa svolta storica verso uno sviluppo sostenibile. Dall’altra, nel quotidiano e nel particolare , con sempre maggior evidenza e ripetitività, questo fenomeno di assoluto rigetto, che dopo tanti episodi in Italia e nel mondo, si è visto riconosciuto anche un nome : “not in my back yard”, che in italiano suona “non nel mio giardino”, come sindrome che si oppone all’insediamento territoriale di impianti e infrastrutture.
Il caso Molise ha suscitato vivaci polemiche da parte delle organizzazioni ambientaliste che avevano visto nell’insediamento eolico, il primo vero cambio di strategia della politica energetica italiana, tra l’altro anche il primo intervento che contribuirebbe realmente alla lotta ai mutamenti climatici e all'adeguamento agli obiettivi di Kyoto. Ma tant’è che il presidente della Regione Michele Iorio (FI), sulla scia delle proteste dei sindaci della zona, degli operatori turistici che vedono minacciata la costa e l’appeal turistico paesaggistico del golfo e del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, molisano DOC, ha bocciato il progettoQuesto in fondo è l’ultimo No di una lunga serie. Certo non si può fare di tutta un’erba un fascio. Ci sono No che hanno un peso diverso, diciamo un No più ambientalista, altri No più pacifisti, altri ancora più economici. Ma sempre di no si tratta. E sono No che partono tutti da un assioma che non solo infastidisce ma mantiene in qualche modo questo paese in perenne e costante ritardo. L’assioma è questo: Questi insediamenti, queste infrastrutture sono necessarie. Più che necessarie, assolutamente irrinunciabili…. I rifiuti ci stanno sommergendo, le fonti energetiche si stanno esaurendo e le vecchie costano troppo, i trasporti sono al collasso, il paese intero non si muove più, il clima è impazzito, etc… Occorre far presto e farlo in fretta. Ma non qui a casa mia. Come uscirne è il vero grande problema che questo paese deve risolvere. Non bastano certo i referendum o il coinvolgimento delle popolazioni. Che dite?
martedì 13 marzo 2007
Onorevoli colleghi, basta coca!
La proposta di legge, presentata da Pier Ferdinando Casini e firmata da diverse decine di deputati dei due schieramenti per istituire un test per i parlamentari per accertare l'uso di sostanze stupefacenti sta riscuotendo un certo successo. Alla proposta hanno aderito, oltre all'Udc, diversi deputati di An, di Forza Italia, dell’italia dei valori , dell’ Udeur, dell’ Ulivo e persino un rappresentante dei Verdi. “ Il fenomeno della droga”, dice Casini, “è ormai fuori controllo che gode purtroppo di troppe subalternità e forse di complicità. La droga è diffusa nei salotti bene, nel mondo dello spettacolo e dei professionisti e probabilmente anche nel mondo della politica. Spetta alla politica fare il primo passo e dare l’esempio”.
Iniziativa coraggiosa che non mancherà di suscitare le stesse polemiche che sta suscitando la proposta di Amato di fare i test agli studenti dopo un esame. Polemiche che coinvolgono la privacy. Questo paese e i suoi politicanti sono davvero strani. A volte non si capisce come, ma scoprono l’acqua calda e gridano “eureka”. Ma dove vivevamo fino all’altro ieri il Ministro dell’Interno e l’ex presidente della Camera? Immagino che non vadano in giro la notte e meno che meno frequentino discoteche. A loro hanno raccontato che i “drogati” stanno solo in periferia, sono emarginati o soffrono di disturbi sociali. Hanno di certo visitato qualche centro di recupero o hanno visto qualche puntata di Annozero dedicata a Scampia o ai quartieri degradati di Padova o di Torino, per farsi un’idea sul fenomeno della tossicodipendenza. La denuncia delle “Iene” li ha trovati un pò distratti. Ma solo per un attimo perché “adesso la credibilità della politica passa da una lotta alla droga senza quartiere”. Senza se e senza ma, dunque!
Iniziativa coraggiosa che non mancherà di suscitare le stesse polemiche che sta suscitando la proposta di Amato di fare i test agli studenti dopo un esame. Polemiche che coinvolgono la privacy. Questo paese e i suoi politicanti sono davvero strani. A volte non si capisce come, ma scoprono l’acqua calda e gridano “eureka”. Ma dove vivevamo fino all’altro ieri il Ministro dell’Interno e l’ex presidente della Camera? Immagino che non vadano in giro la notte e meno che meno frequentino discoteche. A loro hanno raccontato che i “drogati” stanno solo in periferia, sono emarginati o soffrono di disturbi sociali. Hanno di certo visitato qualche centro di recupero o hanno visto qualche puntata di Annozero dedicata a Scampia o ai quartieri degradati di Padova o di Torino, per farsi un’idea sul fenomeno della tossicodipendenza. La denuncia delle “Iene” li ha trovati un pò distratti. Ma solo per un attimo perché “adesso la credibilità della politica passa da una lotta alla droga senza quartiere”. Senza se e senza ma, dunque!
Prodi da Mentana ... perchè nuora intenda
Che ci è andato a fare Prodi da Mentana? E’ la domanda che stamattina serpeggia tra le pagine di molti giornali. Erano 11 anni che il leader dell'Ulivo non faceva visita agli studi Mediaset. Ha scelto una giornata particolare? Sarà un caso ma ha scelto l’avvio dei suoi colloqui per definire una proposta condivisa di riforma elettorale.
“Una serata di valore istituzionale-politico, importante per Mediaset in cui l'ultima cosa che contava erano gli ascolti": ha commentato Enrico Mentana. Ad attenderlo fuori dagli studi del Palatino il presidente di Mediaset, Confalonieri , il direttore del TG5 Rossella e un centinaio di giornalisti, convocati dai due uffici stampa quelli del premier e quelli di Canale 5. Allora, che ci è andato a fare, in casa del suo nemico? A invitarlo a discutere serenamente sulla nuova legge elettorale? Invito prontamente rifiutato. Per mettere fine ad un ostracismo che non fa bene alla politica? Le dichiarazioni della CDL, solo pochi minuti dopo, sono stati davvero pesanti. Qualcuno, tipo Bondi, ha mandato subito a dire che il bastone e la carota non sono apprezzati in via dell’anima. Allora che ci è andato a fare? Non certo a dire come ha detto che il paese ce la può fare. Lo dicono i conti di Padoa Schioppa. O che il suo governo è il migliore possibile con questa maggioranza? Lo sanno anche i muri. Allora uno pensa che il premier sia andato da Mentana per mandare un messaggio a coloro che lo stanno tenendo sulla graticola e lo minacciano, adesso in segreto, di sfiduciarlo appena si muove, palesemente non possono più farlo, dopo la magra figura della sfiducia al Senato. Il messaggio ai “resistenti” è chiaro. Ci metto poco a mettermi d’accordo con Berlusconi. Sulla legge elettorale in fondo abbiamo lo stesso interesse, allungare i tempi, mentre facciamo finta di litigare, fino al referendum per trasformare il bipolarismo in bipartitismo e tarpare così le ali ai piccoli partiti, tanto a sinistra quanto a destra.
Messaggio così chiaro e forte che la Lega, ha fatto sapere oggi nel primo giro di colloqui del Premier non solo che la legge elettorale deve essere fatta ma che pur di evitare brutti scherzi che metterebbero il movimento di Bossi nell'angolo, è disposta ad aiutare il governo, soprattutto al Senato dove i numeri per il Professore sono risicatissimi.
Il silenzio degli alleati che ha accompagnato la performances televisiva di Prodi lascia credere che si sta cercando di capire fino a che punto il prof. vuole o può arrivare.
Il silenzio degli alleati che ha accompagnato la performances televisiva di Prodi lascia credere che si sta cercando di capire fino a che punto il prof. vuole o può arrivare.
Trochetti molla ... arrivano gli stranieri
Il cda della Pirelli ha dato mandato al suo presidente Marco Tronchetti Provera di "esplorare tutte le possibili opzioni, non esclusa la dismissione della partecipazione" in Olimpia, "per la migliore valorizzazione strategica dell'asset nell'interesse di tutti gli azionisti". In poche parole: Pirelli molla Telecom. La decisione, ormai resasi obbligata dopo che il cda di Telecom Italia aveva dato via libera la progetto di public company voluto da Guido Rossi contro l’idea di Tronchetti di avviare una accordo finanziario con Telefonica , è maturata intorno a un tavolo, nella sede Pirelli della Bicocca, dove c'erano insieme con Tronchetti Provera, Gabriele Galateri di Genola (Mediobanca), Gilberto Benetton (Edizione Holding), Salvatore Ligresti (Fondiaria), Giovanni Bazoli (Intesa San Paolo), Giovanni Perissinotto (Generali) e Paolo Vagnone (Ras). Il ghota della finanza italiana.
La situazione era per tutti divenatata insostenibile. Tenuto conto che Pirelli, senza la palla al piede di Telecom può registrare ottime performances. La Borsa ha colto l’annuncio con euforia, facendo schizzare il titolo Pirelli di oltre il 10%.
Vi avvia così a compimento l’ennesimo fallimento imprenditoriale italiano. Incapace come dice Bersani di “raccogliere le sfide della liberalizzazione e dell'innovazione”. Mentre all’orizzonte si profila un’altra operazione di disimpegno nel settore delle tlc con l'offerta annunciata da Swisscom su Fastweb.
Non c’è alcun dubbio che il paese sta diventato terra di conquista. Notizia di oggi è l’interesse della russa Gazprom per Enipower. Destino inevitabile, dicono gli economisti, l’Italia non è un paese attrezzato per l’economia globale. Basta dare uno sguardo alle multinazionali tricolori, saranno al massimo 5 o 6. Ma un destino che non deve spaventare più di tanto. L’Inghilterra di Tony Blair ha vissuto un colossale esproprio che si sta concludendo con la cessione perfino dei mitici club di calcio in mano straniere. Attrarre capitali e finanziamenti stranieri in GB ha rappresentato la svolta economica che ha reso quel paese più ricco e più competitivo. Potrà essere anche per l’ Italia a patto che i nostri imprenditori si sveglino dal torpore e diano corso a progetti industriali dotati, come dice Bersani"di punti di stabilità strategica così come avviene in altri paesi attraverso banche, assicurazioni e fondi pensione. E che la piccola e media industria, vero asset economico e industriale del nostro paese, mantenga alti i suoi standard di qualità e di innovazione.
Vi avvia così a compimento l’ennesimo fallimento imprenditoriale italiano. Incapace come dice Bersani di “raccogliere le sfide della liberalizzazione e dell'innovazione”. Mentre all’orizzonte si profila un’altra operazione di disimpegno nel settore delle tlc con l'offerta annunciata da Swisscom su Fastweb.
Non c’è alcun dubbio che il paese sta diventato terra di conquista. Notizia di oggi è l’interesse della russa Gazprom per Enipower. Destino inevitabile, dicono gli economisti, l’Italia non è un paese attrezzato per l’economia globale. Basta dare uno sguardo alle multinazionali tricolori, saranno al massimo 5 o 6. Ma un destino che non deve spaventare più di tanto. L’Inghilterra di Tony Blair ha vissuto un colossale esproprio che si sta concludendo con la cessione perfino dei mitici club di calcio in mano straniere. Attrarre capitali e finanziamenti stranieri in GB ha rappresentato la svolta economica che ha reso quel paese più ricco e più competitivo. Potrà essere anche per l’ Italia a patto che i nostri imprenditori si sveglino dal torpore e diano corso a progetti industriali dotati, come dice Bersani"di punti di stabilità strategica così come avviene in altri paesi attraverso banche, assicurazioni e fondi pensione. E che la piccola e media industria, vero asset economico e industriale del nostro paese, mantenga alti i suoi standard di qualità e di innovazione.
domenica 11 marzo 2007
Tremonti indica la linea, ma non è quella del suo Capo
Finito di presiedere la riunione del Parlamento del Nord, l’ ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti ha fatto un salto da Lucia Annunziata per dare "in mezz’ora" la linea politica con cui la CDL tenterà l’ennesima spallata al governo Prodi. La linea dice il vicepresidente di FI è semplice e chiara.
“Bisogna tenere in funzione il Parlamento solo per dare vita alla riforma elettorale. Serve una riforma semplice che garantisce il governo che gli elettori hanno scelto, proporzionale, con il sistema di un uomo un voto, e l'antiribaltone . L'attuale modello elettorale non e' il massimo ma e' meglio della campagna elettorale continua. Prima si fa e meglio è”.
“Bisogna tenere in funzione il Parlamento solo per dare vita alla riforma elettorale. Serve una riforma semplice che garantisce il governo che gli elettori hanno scelto, proporzionale, con il sistema di un uomo un voto, e l'antiribaltone . L'attuale modello elettorale non e' il massimo ma e' meglio della campagna elettorale continua. Prima si fa e meglio è”.
Fatta la legge subito al voto, perché questo governo non sta in piedi e sta facendo solo danni e demagogia, oltre al fatto che non ha vinto le elezioni e governa illegittimamente.
In effetti una chiarezza e una semplicità che Tremonti finalmente riconquista dopo averle smarrite quando da ministro dell’economia si arrampicava sugli specchi per convincere gli italiani che “eravamo un paese ricco e felice”.
Ma sembra che da qualche giorno non si parli con il suo capo. Altrimenti avrebbe saputo che dalle parti di Arcore o di Macherio, a giorni alterni, il problema sembra non essere più la tenuta del Governo, la nuova legge elettorale o il voto al rifinanziamento alle missioni internazionali. Tutti argomenti che non sono in cima ai pensieri del Cavaliere.
Berlusconi ha un problema bello grosso. Non è più sicuro di essere il capo del centrodestra. Da quando si è accorto che i suoi alleati stanno lavorando per se stessi e non sono più invasi dal sacro fuoco della riconoscenza non riesce a sorridere più. Qualcuno gli ha fatto sapere o capire che se questa situazione si sbloccasse, comunque si sbloccasse - accordo bipartizan sulla nuova legge elettorale o caduta del governo Prodi - lui ne uscirebbe con le ossa rotta. La sua leadership non reggerebbe più nè con il suo osannato bipolarismo imperfetto, meno che meno con il proporzionale che vuole Tremonti. Regalerebbe a Casini il centro del ring. E Pierferdinando non è uno che si farebbe sfuggire l'occasione per fare mazzetta con Mastella e quelli dell'ex Dc che non ci stanno al partito democratico e giocare di sponda con il pallino in mano.
Ma sembra che da qualche giorno non si parli con il suo capo. Altrimenti avrebbe saputo che dalle parti di Arcore o di Macherio, a giorni alterni, il problema sembra non essere più la tenuta del Governo, la nuova legge elettorale o il voto al rifinanziamento alle missioni internazionali. Tutti argomenti che non sono in cima ai pensieri del Cavaliere.
Berlusconi ha un problema bello grosso. Non è più sicuro di essere il capo del centrodestra. Da quando si è accorto che i suoi alleati stanno lavorando per se stessi e non sono più invasi dal sacro fuoco della riconoscenza non riesce a sorridere più. Qualcuno gli ha fatto sapere o capire che se questa situazione si sbloccasse, comunque si sbloccasse - accordo bipartizan sulla nuova legge elettorale o caduta del governo Prodi - lui ne uscirebbe con le ossa rotta. La sua leadership non reggerebbe più nè con il suo osannato bipolarismo imperfetto, meno che meno con il proporzionale che vuole Tremonti. Regalerebbe a Casini il centro del ring. E Pierferdinando non è uno che si farebbe sfuggire l'occasione per fare mazzetta con Mastella e quelli dell'ex Dc che non ci stanno al partito democratico e giocare di sponda con il pallino in mano.
Berlusconi sa che deve fare un salto di qualità. Per restare dov’è deve innanzitutto smarcarsi dall’equazione Prodi=Berlusconi. I due sono legati indissolubilmente dai reciproci destini. Ma per avere il tempo per farlo deve sperare che le cose restino come sono per un po’. Tanto Casini dovrà rientrare dalla sua libera uscita. Non ha il fiato per reggere. La complicità di Bossi non conosce crisi. E soprattutto Fini non è pronto a rilevare la ditta. Mentre quelli del centrosinistra, è sicuro, continueranno a farsi del male da soli. Visto come sono bravi a farlo. Perciò avanti piano così. Senza scossoni, per favore.
A Marco Travaglio e alla sua "lettera prioritaria"
In silenzio il Parlamento approva
Passata sotto silenzio come succede a tutte le leggi che… niente si sa e meglio è, nei giorni scorsi, mentre il dibattito politico parlamentare si concentrava e concentrava l’attenzione dei media e della gente sulla crisi di governo, sui 12 punti di Prodi e su tutto il resto che abbiamo visto e sentito, senza tregua per la nostra salute oltre che per la nostra intelligenza. A Montecitorio con una bella e sostanziosa maggioranza – 295 voti a favore – è passato il rinnovo, questa volta definitivo – del cd decreto “milleproroghe”. Una specie di sacco nero in cui sono state infilate tutte le possibili e le probabili mille e mille piccole o grandi “seccature” che gravavano sui lavori del Parlamento. Di logica un intervento che generalmente si fa a fine legislatura, quando si vuole finire con il botto delle prebende o delle mini sanatorie.
Anche in questa edizione anticipata c’è di tutto e di più: dalle nuove normative per la realizzazione delle strutture antincendio in alberghi e pensioni all’obbligo delle scritte in braille sulle confezioni dei prodotti medicinali; dal rinnovo di incarichi, cariche e consulenze alle sanatorie per multe e sanzioni ; dall'assunzione di vigili del fuoco, all'assunzione di personale a tempo indeterminato nei ministeri e negli enti pubblici, in deroga al blocco del turn over, fino alla cancellazione del ticket sanitario introdotto dalla Finanziaria. Gli enti locali , i comuni che hanno fatto debiti e speso oltremisura, violando il patto di stabilità, sono perdonati, mentre le province di nuova istituzione si riprendono i fondi che non avevano speso nel 2006 e possono utilizzarli nell'anno in corso. A chi nel Transatlantico chiedeva un commento, i deputati accorsi numerosi e compatti al voto hanno risposto frettolosamente che il decreto Milleproroghe è molto utile per non soffocare il Parlamento su piccoli problemi. In fondo si tratta di ordinaria amministrazione. Quella a cui dedicano il loro tempo i parlamentari peones che non godono delle luci della ribalta ma che devono rispondere alle richieste, domande, aspettative degli elettori del loro collegio. Che c’è di male?
Anche in questa edizione anticipata c’è di tutto e di più: dalle nuove normative per la realizzazione delle strutture antincendio in alberghi e pensioni all’obbligo delle scritte in braille sulle confezioni dei prodotti medicinali; dal rinnovo di incarichi, cariche e consulenze alle sanatorie per multe e sanzioni ; dall'assunzione di vigili del fuoco, all'assunzione di personale a tempo indeterminato nei ministeri e negli enti pubblici, in deroga al blocco del turn over, fino alla cancellazione del ticket sanitario introdotto dalla Finanziaria. Gli enti locali , i comuni che hanno fatto debiti e speso oltremisura, violando il patto di stabilità, sono perdonati, mentre le province di nuova istituzione si riprendono i fondi che non avevano speso nel 2006 e possono utilizzarli nell'anno in corso. A chi nel Transatlantico chiedeva un commento, i deputati accorsi numerosi e compatti al voto hanno risposto frettolosamente che il decreto Milleproroghe è molto utile per non soffocare il Parlamento su piccoli problemi. In fondo si tratta di ordinaria amministrazione. Quella a cui dedicano il loro tempo i parlamentari peones che non godono delle luci della ribalta ma che devono rispondere alle richieste, domande, aspettative degli elettori del loro collegio. Che c’è di male?
venerdì 9 marzo 2007
Scusate ma sto dalla parte di Mastella
Ieri sera, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha abbandonato in polemica con il conduttore la trasmissione Annozero di Michele Santoro. La puntata, la prima della nuova serie, era dedicata all'omosessualita' e ai Dico. Il ministro, forse un pò ingenuamente, era sceso nell’arena di Santoro per rispondere alle domande di alcuni inviati alla trasmissione, giovani gay e miltanti delle organizzazioni gay, che lo hanno impietosamente incalzato sulle sue drastiche posizioni sui Dico e sulle sua politica. L’atmosfera della trasmissione era stata ampiamente surriscaldata dalla “lettera prioritaria” che Marco Travaglio ha inviato a Giulio Andreotti sulle nefandezze, mai commentate nè biasimate dal divo Giulio, dei preti pedofili che invece sui gay ha usato in questi giorni parole sferzanti (... lettera su cui varrebbe la pena ritornare).
Tutto secondo copione si direbbe, Mastella fermo sulle sue posizioni, Santoro e i suoi ospiti a incalzarlo con non poca aggressività. Faziosità e fastidiosa saccenteria da tutte e due le parti. Uno spettacolo davvero deprimente, punteggiato dalle espressione e dalle smorfie che la regia inquadrava sul volto del ministro e nelle annoiate facce degli ospiti.
L’uscita di scena di Mastella ha sbilanciato tutto. Ha reso nudo Santoro di fronte alla sua rigidità e alla sua arroganza. Ancora una volta Michele Santoro non coglie il limite della sua azione, andando oltre il diritto di inchiesta e se volete oltre il limite del buongusto. Il reportage sul World Gay Pride del 2000, pur nella sua forte espressività, è stato usato come gesto di sfida e di provocazione. Tutta la puntata è stata messa in piedi per alzare i toni non solo della discussione ma anche delle emozioni. Imitando Michel Moore, Santoro estremizza i messaggi televisivi e ne radicalizza la percezione. Tutto deve dare il senso della sfida.
Mastella pur nella sua incontinente logorrea ha tentato di riportare la discussione su un ambito meno volgare. Ma Santoro lo rimetteva al centro del ring. Come in un film di pulp fiction.
Ha fatto, quindi, bene Mastella ad andare via. Ieri sera non si stava discutendo se pur animatamente di un tema molto caldo e dilaniante per le coscienze di tutti. Ierisera Santoro ha messo in scena una fight novel, in cui non ci poteva essere spazio per altro se non per gli inseguimenti e le contumelie e Mastella non poteva aver diritto a manifestare le sue idee – pur se discutili, in qualche forma. Questa televisione non ci piace. Non perché è faziosa e arrogante. Ma perché serve solo a dare sfogo ad un risentimento ormai cronico che non vuole chetarsi. A pensarla così anche molti italiani che a Santoro ieri sera hanno preferito di gran lunga dicono i dati d’ascolto il tormento esistenziale degli ospiti della casa del Grande Fratello.
Tutto secondo copione si direbbe, Mastella fermo sulle sue posizioni, Santoro e i suoi ospiti a incalzarlo con non poca aggressività. Faziosità e fastidiosa saccenteria da tutte e due le parti. Uno spettacolo davvero deprimente, punteggiato dalle espressione e dalle smorfie che la regia inquadrava sul volto del ministro e nelle annoiate facce degli ospiti.
L’uscita di scena di Mastella ha sbilanciato tutto. Ha reso nudo Santoro di fronte alla sua rigidità e alla sua arroganza. Ancora una volta Michele Santoro non coglie il limite della sua azione, andando oltre il diritto di inchiesta e se volete oltre il limite del buongusto. Il reportage sul World Gay Pride del 2000, pur nella sua forte espressività, è stato usato come gesto di sfida e di provocazione. Tutta la puntata è stata messa in piedi per alzare i toni non solo della discussione ma anche delle emozioni. Imitando Michel Moore, Santoro estremizza i messaggi televisivi e ne radicalizza la percezione. Tutto deve dare il senso della sfida.
Mastella pur nella sua incontinente logorrea ha tentato di riportare la discussione su un ambito meno volgare. Ma Santoro lo rimetteva al centro del ring. Come in un film di pulp fiction.
Ha fatto, quindi, bene Mastella ad andare via. Ieri sera non si stava discutendo se pur animatamente di un tema molto caldo e dilaniante per le coscienze di tutti. Ierisera Santoro ha messo in scena una fight novel, in cui non ci poteva essere spazio per altro se non per gli inseguimenti e le contumelie e Mastella non poteva aver diritto a manifestare le sue idee – pur se discutili, in qualche forma. Questa televisione non ci piace. Non perché è faziosa e arrogante. Ma perché serve solo a dare sfogo ad un risentimento ormai cronico che non vuole chetarsi. A pensarla così anche molti italiani che a Santoro ieri sera hanno preferito di gran lunga dicono i dati d’ascolto il tormento esistenziale degli ospiti della casa del Grande Fratello.
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