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sabato 24 marzo 2007

Peppone e Don Camillo sbarcano in Sicilia

La denuncia per danni "patrimoniali e morali" dell'europarlamentare DS Claudio Fava all'editore-direttore del quotidiano la Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, reo di aver disposto ai giornalisti della "sua" testata" di non pubblicare mai e per alcun motivo il nome dell'europarlamentare merita un commento. Fava parla di "censura chirurgica" ai danni delle sue iniziative parlamentari, non permettendo ai suoi elettori di essere informati su queste attività. Un danno non solo morale ma anche materiale, visto che per Fava lavora una nutrita segreteria, chiamata a gestire e alimentare il "consenso" all'euroOn.
Da parte suo Ciancio Sanfilippo, l'uomo che comanda a Catania, risponde a muso duro. " La decisione è mia. Fava parla male di me. Non perde occasione per insultarmi. E io non lo pubblico." Insomma, nessuna censura e nemmeno attentanto alla libertà di stampa, solo una questione "molto personale" tra due catanesi che come si dice da quelle parti "non si sono presi di carattere". Come era prevedibile fioccano i commenti. Anna Finocchiaro e i DS , parlano di "inaccettabile monopolio dell'informazione", grida manzoniane che lasciano impertubabile l'editore-direttore . La querelle tutta catanese ci riporta con un sorriso malizioso un pò ai dispetti tra Peppone e don Camillo.

sabato 10 marzo 2007

Il prezzo dei DICO

La manifestazione di sostegno ai Dico è stato un successo. Le cronache parlano di oltre 50.000 mila persone in piazza, Alessandro Zan, il leader della manifestazione ne ha contati oltre centomila. Una piazza Farnese stracolma, in un tripudio di bandiere colorate dell'Arcigay, quelle viola dell'Arcilesbica e quelle di Ds, Ulivo, Prc e Rosa nel Pugno, ha accolto i manifestanti riuniti dallo slogan "Diritti ora!". I commenti, le critiche e le polemiche - e qualche fischio per Mastella - hanno raccontanto questa giornata. Al centro della polemica soprattutto la presenza dei ministri del governo che sostengono il ddl sui Dico. Simone Cristicchi, fresco vincitore di SanRemo ha chiuso la manifestazione con un suo concerto. Bene! Tutto è andato come doveva. Tutti a casa. Gli effetti della manifestazionie si faranno sentire tra qualche giorno. Nel dibattito politico in corso, nelle nuove dichiarazioni dei pro e dei contro, tra le discussioni della gente.

Detto questo, mi sto chiedendo se il senso vero di questa manifestazione, così come delle mille e mille dichiarazioni che l'accompagnano, sia solo e davvero il fermo e civile sostegno al ddl sulle unioni civili o non si intravede qualcos'altro? Chi in politica dà un senso ai messaggi, infatti, non può non leggere in questa manifestazione una volontà di andare come si diceva una volta "ai materssi". Lo scontro politico nella maggioranza riprende vigore. I Dico sono una delle foglia di fico che dovrebbe coprire le tensioni, le trappole sui nuovi equilibri che gravano nella Maggioranza. Prodi ha tentanto di disennescare questa mina. Ma se le ritrovata tra i piedi.
La svolta come dire "centrista" che ha avuto la crisi di governo, ha bisogno di essere riequlibrata "a sinistra". I DS, i verdi, PRC, Comunisti Italiani e Rnp sanno bene che dovranno votare anche in Senato il rifinanziamento delle missioni all'estero. Ma vogliono i Dico. Non si tratta più di un diritto civile, ancorchè sacrosanto e legittimo - nel paese i Dico sono stati approvati da tempo ormai - ma di rimettere a posto gli equlibri di potere e di indirizzo di questa fragile maggioranza. Mastella e Rutelli sanno bene che la loro guerra santa non ha futuro, nonostante Andreotti e il nuovo Ruini. Ma devono trattare con il Governo e la maggioranza una buon'uscita. I tavoli dell'accordo passano dalla nuova legge elettorale per Mastella e dal costituendo Partito Democratico per Rutelli. Sembra.

mercoledì 7 marzo 2007

Da Bertinoro ... nulla di nuovo

Come molti sanno lo scorso 3 e 4 marzo, l’ Associazione PER la Rosa nel Pugno ha riunito a Bertinoro , tra Forli e Cesena, quel che resta della diaspora socialista , e non solo, per dare vita a una costituente che si propone la nascita di un nuovo soggetto politico "laico" e "liberalsocialista.
Il programma che si è dato fin dalle sue prime battute è ambizioso, come sottolinea Lanfranco Turci che con Peppino Calderola, ne è uno degli ispiratori: “una sinistra capace di interpretare l'Italia dei giovani che vogliono una scuola e un'università più qualificate, capace di abbattere le barriere delle baronie e delle protezioni corporative e che li liberi dal ruolo di perenni outsiders del mercato del lavoro. Una sinistra che sappia conquistare la fiducia della borghesia non protetta e non protezionista, capace di sfidare la concorrenza internazionale in Italia e all'estero. Una sinistra che parli ai lavoratori qualificati che sanno che la loro prima difesa è nella loro professionalità, più che nell'egualitarismo di politiche sindacali”.
Una casa comune per i mille sparsi rivoli socialisti che possa aprire una pagina nuova per il socialismo italiano”, dichiara Boselli, che li vorrebbe dentro lo SDI. A lui fanno eco Bobo Craxi, Gianni De Michelis, Rino Formica, Emanuele Macaluso, Valdo Spini, Saverio Zavettieri che ritengono questo tentativo un passo avanti rispetto all'esperienza della famiglia socialista europea, mentre con il nuovo Partito Democratico, che sta nascendo tra tensioni e ripensamenti, si è di fronte a un passo indietro sui valori socialsiti della laicità e dei diritti civili.
Ci risiamo! Mentre tutto lascia credere che la frammentarietà del quadro politico è l’ostacolo da superare per ridare senso alla governabilità di questo paese, c’è sempre qualcuno che prova a ritagliarsi, in un misto di velleitarismo e di arroccato presenzialismo politico, un “posto al sole” da dove rimestare, per solo gaudio e godimento, le asfittiche atmosfere di una sinistra “d’antan”. A leggere l’elenco dei promotori e dei sostenitori, non fa meraviglia.

martedì 6 marzo 2007

Quanto può essere utile comprare l'oppio afghano?

Sta facendo discutere la proposta della Sinistra radicale di avviare nell'ambito della progettata conferenza internazionale di pace per l’Afghanistan, una sperimentazione per l'acquisizione dell'oppio afghano ai fini terapeutici. iIl progetto vorrebbe trasformare l'oppio afghano in morfina e codeina al fine di soddisfare la domanda internazionale di farmaci per la terapia del dolore ed è ritenuto molto importante per i contadini, per liberarli dall'egemonia dei talebani.
Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, pur manifestando qualche perplessità - «comprare l'oppio sarebbe una decisione illegale visto che il governo afghano considera illegale la sua produzione» - ha rivelato che la proposta potrebbe essere discussa in sede internazionale. Anche se l'ONU ha fatto subito sapere che questa è un'ipotesi impraticabile.
Ma D’Alema ha capito una cosa: su questa proposta, in discussione nell'Aula della Camera prima del voto, potrebbe giocarsi l'appoggio della sinistra radicale al decreto di rifinanziamento delle missioni militari, Afghanistan compreso.

Eccolo perciò pronto a spostare ancora più avanti il livello di “internazionalizzazione” del nostro intervento in Afghanistan, lisciando un po’ il pelo alla Sinistra Radicale che si è un po’ arroccata dopo il raid aereo della Nato su Kabul che ha causato vittime civili. Sembra che la sua dichiarazione con cui ha commentato l’eccidio: “L’Italia è turbata!” - non abbia placato le ali oltranziste della nostra sinistra radicale.

Uno spitz per Stalin

Sul Messaggero Veneto, è apparso un annuncio per ricordare il 54.mo anniversario della morte di Iosip Vissarionovic Dijugashvili, meglio conosciuto come Stalin.
Il dittatore sovietico morì il 5 marzo 1953, quando aveva 74 anni. Nel necrologio, anonimo, c’era una scritta, simpatica: "Torna ke ti perdonin". Sembra che il 'padre di tutte le Russie' riscuota ancora qualche simpatia.
Venata con un pò di ironia e forse innaffiata da qualche giro di spitz.

lunedì 19 febbraio 2007

Un govero tra due fuochi

Una settimana di quelle che non si dimenticano sta per accompagnare la tenuta del Governo Prodi. Un governo preso tra due fuochi. Da un lato gli ultra-cattolici della Margherita e l'Udeur, dall'altro i dissidenti della sinistra radicale.
Un vero doppio agguato, in vista soprattutto di due appuntamenti cruciali in Parlamento. Soprattutto al Senato dove, considerando l'opposizione dei senatori di Mastella e i NO ancora virtualmente non rientrati dei Teo-Dem diellini, al momento,neanche a ricontarli 1000 volte ci sono i numeri per far passare il DDL sulle coppie di fatto.
Sul fronte della politica estera, invece, il nodo è quello del rifinanziamento della missione in Afghanistan e le conseguenze della manifestazione di Vicenza.
C’è da non dormire di notte.
Ma nonostante l’aria indichi tempesta intorno al governo l’ottimismo non manca.
Un ottimismo che dovrebbe essere in qualche modo cavalcato da chi ha a cuore le sorti del governo.
Senza voler sottovalutare i problemi e i conseguenti pericoli di tenuta della maggioranza. Forse sarebbe il caso che l’agenda setting del Governo si concentrasse un po’ di più sui tanti aspetti positivi che stanno accompagnando il suo primo anno di vita.
Perché non fare fronte comune sul dato di eccezionale rilevanza della crescita economica e soprattutto dei conti pubblici? Perché trascurare il dato rilevante che in Italia la disoccupazione è ai minini storici? Perché ancora non chiedersi se il paese si sta veramente rimodernando e se le lenzuolate di Bersani –quelle sull’energia arrivano dopo oltre 15 anni anni di silenzio - hanno davvero un senso? L’elenco delle buone cose, stranamente sarebbe lungo – mancano all’appello i buoni esiti della lotta all’evasione, le nuove indicazioni sulla spesa sanitaria, gli interventi a sostegno della scuola…etc. – Ma tutto si sta concentrando, e giustamente forse, sui DICO e su Vicenza. Dove le due anime di questo governo si sono arroccate e sono inconciliabilmente ferme sulle loro posizioni. La sintesi richiesta da Napolitano non ha riscosso particolare successo.
Non c’è dubbio che le ragioni e i valori che sostengono le tesi avverse alle decisioni del governo vanno considerate ma questa volta sembra tutto pleonastico e fuorviante. Sui Dico come sulla politica estera. Sui Dico, le parole della Chiesa sono state usate come clava e come barriera, da chi ha paura di ritorsioni prettamente elettorali. La Chiesa ha il diritto di esprimere ogni sua considerazione e ogni suo parere. Chiederle il silenzio è deprimente oltre che oltraggioso. Ma se qualcuno pensa di cavalcare i No della Chiesa per eventuali ritorni elettorali fa un grave errore di valutazione della nostra società e dei cattolici in particolare.
Il Governo ha il dovere di dare risposte, garantendo il più possibile a tutti i propri diritti per veder rispettati i doveri. Mastella e i diellini lo sanno prima degli altri.
Sulla politica estera un solo accenno. Trovo il richiamo alla pace e il NO alla guerra sacrosanti e condivisibili. Quello che mi appare evidente invece è che anche qui e questa volta, sia come è stata gestita politicamente la manifestazione di Vicenza sia come si vuole condizionare il ruolo internazionale del paese, si è maturata la vecchia e ormai obsoleta rappresentazione delle due anime della sinistra. Quella per e quella contro.
Avere sempre e comunque un nemico CONTRO cui combattere è il peccato originale dell’estremismo di sinistra che non si smuove dalle inutili quanto vane posizoni di retroguardia ideologica che pensa di poter/dover difendere.

venerdì 16 febbraio 2007

Un paese di poeti, santi, navigatori ... terroristi e guru

Sa di teatrino di avanspettacolo la farsa messa in scena stamattina alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, rimasta chiusa per un’ora per impedire un’assemblea non autorizzata con l’ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone.
La decisione presa dal preside della Facoltà «è stata una scelta collegiale non dettata dal timore per la presenza di Scalzone».E meno male. Se un paese deve temere il rientro e le allucinanti quanto dissociate dichiarazioni di uno dei più sgangherati “terroristi” della sua tragica storia di violenza e terrorismo, questo paese forse deve rivedere molto della sua tenuta democratica e della presunta e condivisa forza dei suoi valori. E non venitemi a dire che la minaccia terroristica è sempre lì a far da spauracchio alle coscienze della sinistra e al paese tutto. Gli ultimi episodi, se pur nella loro severità, andrebbero per lo più ascritti al deficit di “educazione e di dialettica politica, civile e sociale” che il paese soffre più che a pseudo-strategie radicali e antagoniste. Queste BR, le nuove BR, sono figlie del “vociare” e dell’inconsistente normalità di un paese che adora farsi male da solo. E lamentarsi poi per il dolore. Come possiamo fare per far sapere a questi signori e ai loro fans che il paese è stufo di infantilismo rivoluzionario e di saccenteria retrospettiva?

In giro si affollano troppi guru. Leggere i giornali, guardare la tv e navigare tra blog e blogs c’è solo da non credere come si sprechi tanta energia a “sottolineare e ribadire” . Fateci caso ormai in Italia ci sono più commentatori, guru, opinionisti e fustigatori delle ragioni altrui che idee.

mercoledì 14 febbraio 2007

Dritti dritti verso la scissione

Sembra ormai inevitabile. La pubblicazione del Manifesto dei valori per il partito democratico, non lascia scampo a negoziazioni. Si va, inesorabilmente, verso la scissione. Al congresso dei Ds di aprile la maggioranza di Fassino e D'Alema vincerà l'assise. Le due minoranze, quella che fa capo all'ex Correntone di Mussi e quella della terza mozione di Angius, puntano, insieme, a raggiungere il 30% dei voti degli iscritti della Quercia. Una percentuale importante che farà venire la febbre alta perchè al di là del risultato, le due opposizioni interne ai DS non accetteranno di entrare nel nuovo partito democratico. Per salvare l’immagine e soprattutto per evitare di essere trattati come traditori o peggio come incapaci di dialogare e di accettare le regole democratiche interne faranno sentire al congresso, le loro ragioni e la loro irrinunciabile quanto speciosa 'identità socialista". Poi saluteranno i vecchi compagni e andranno per la loro strada. Ma non patiranno a lungo la solitudine. Nè avranno tempo per recriminare sul destino. Ad attenderli proprio fuori dal Palalottomattica i partiti della sinistra radicale, Rifondazione Comunista, Pdci e Verdi, già pronti e ansiosi a dare vita con loro ad una federazione, aperta anche ai movimenti e alle forze antagoniste. Primo e prossimo appuntamamento le elezioni europee del 2009 prima di ritrovarsi, si dice e nessuno lo nega, in una nuova aggregazione unitaria. Hanno già trovato il nome:”Sinistra Socialista”, stabilmente ancorata alla tradizione italiana ed europea del socialismo. Fassino, D'Alema&C. sono pronti a tenere botta. In fondo meglio così, fanno sapere. La chiarezza alla lunga paga. Consapevoli anche loro che tutto questo arriva con molti anni di ritardo. Le lacrime di Occhetto, alla Bolognina... avevano un senso!